Mamma, liberami dalla rabbia

NOCI – Ore 7.30 di domenica, colazione letteraria da Rocco, chiudo il libro per ascoltare Valentina (nome di fantasia). Ha più di 30 anni, intelligente, affascinante e valido avvocato. Si dice fortunata di vivere con la sua mamma, il centro della sua vita. La madre: una persona normale e perfettamente integrata in paese. Mite, accomodante e votata al sacrificio per i figli. Mentre lo dice volge gli occhi, che si perdono in alto a destra, nel vuoto. Valentina elenca i tanti “sacrifici per la famiglia”, che la sua buona madre ha fatto per una intera vita. Mai un gesto di odio, un comportamento bizzarro o irrispettoso. Sempre laboriosa, efficiente, normale. Con tante buone relazioni e iper rispettosa delle regole sociali. Una madre per bene. Valentina porta il nome della nonna, perché voleva una nipotina ed è stata presto accontentata. Lo dice con la mano che si muove frenetica sulla chiusura della borsetta bordò. D’altra parte in passato fare figli dopo il matrimonio era un automatismo, era dimostrazione di essere funzionanti e procreativi, degni di essere accolti nel cerchio della fecondità.

Mentre l’ascolto sgomita dentro di me una domanda: perché Valentina mi parla dell’amore materno senza luce negli occhi? Giovane, bella ed affermata, ha casa, un auto, una madre dedita a lei (forse troppo) ed emozioni incerte, gelide … Ad ascoltarla la sua vita si ripete come un giornale di bordo. Snocciola tutte le attività quotidiane senza tonalità affettiva. Parla del suo fidanzato come se stesse descrivendo una statua di cera. Lei parla ed io provo angoscia, perché? Sembra che nel sottobosco della sua vita ci sia un vissuto statico e negativo, un antilegame inconsapevole.

A questo punto succede una cosa strana. Io guardo Valentina con forte empatia e sincero interesse verso la sua storia e le chiedo: se rinascessi in un’altra famiglia, come sarebbe? All’improvviso in lei cambia qualcosa. Mi dice che non lo sa, ma a volte le sembra di vivere già in un’altra famiglia. Fatica a spiegarsi, perché le capita di provare emozioni e sentimenti intensi, ma di angoscia, di rabbia, anche di depressione alternata a strane euforie. È come se viaggiassero nell’aria e la contaminassero. È come se le arrivassero da persone ignote. Lei le vive, ma sente che non le appartengono. È come se ci fosse una contagiosa risonanza collettiva che l’avvolge e la usa per esprimere quelle cupe emozioni. Mi dice che si sente permeata, come se un genitore invisibile, forse collettivo, o forse no …, avesse dei problemi affettivi. Faticavo a credere alle mie orecchie. Un racconto triste, ma anche affascinate nei suoi meccanismi e nella singolarità.

Le ho chiesto come prova a risolvere queste condizioni negative? A quel punto Valentina smette di toccare la borsa con frenesia, ordina una tisana e cambia ancora tono. Sembra confessarsi. Mi dice che a volte beve un po’ di più, prova così ad affogare le emozioni negative. Vorrebbe vivere nell’alcool, quando vuole dimenticare il fantasma di quella sensazione provata da sempre. Vive in lei, ma non sa da dove viene e dove va quella fonte depressiva che cerca di tenere chiusa in borsa. È come se si fosse scissa, inconsapevolmente, dalla vita di un’altra persona e gliela avesse appiccicata addosso. A volte Valentina corre forte in auto, per fuggire, per schiantarsi o semplicemente per spezzare quel senso di routine che le crea noia e tristezza. Valentina ha tutto, ma vive, senza motivo apparente, una strana angoscia mista a una inspiegabile rabbia. A un certo punto chiede a me: “Chi ha iniziato? Chi ha fatto del male a chi? Chi è il mostro invisibile?”

Cari lettori, lo so, vi sembrano domande prive di senso, come privo di senso è talvolta parlare senza emozione vera dell’amore materno. O forse il senso c’è, ed è tutto chiaro nel racconto. A Valentina è bastato riascoltare il suo stesso racconto. Ho rincontrato Valentina dopo qualche tempo, si è sposata, è felice ed emotivamente viva. Insieme al marito mi hanno dato la sensazione di nutrire e coltivare con impegno il loro amore. Presto nascerà una bambina desiderata, da entrambi, che porterà nel mondo i sentimenti ritrovati di Valentina, la madre. Perché l’amore non è un accadimento spontaneo, a differenza della rabbia distruttiva.

One Response to "Mamma, liberami dalla rabbia"

  1. Mimma Magurno  14 febbraio 2016

    La prima riflessione dopo attenta lettura? Una madre troppo efficiente, normale, perfetta fa male alla salute di un figlio! La madre deve avere i suoi punti deboli, deve scantonare, deve ribellarsi, essere anche tragica! La madre è fata e strega insieme! La madre deve smetterla di sacrificarsi fino ad annullarsi per i figli! Dà un esempio negativo! Nessuno ha l’obbligo di non-esistere per amore di un’altra creatura, sia pure un figlio! L’amore totalizzante produce alieni!

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