Vittoria, di nome e di fatto

Vittoria Bianco a Tokyo: oro olimpico nella staffetta 4×100 stile libero

PUTIGNANO – Vittoria Bianco nasce il 7 ottobre 1995 a Putignano, nel barese. Nel 2016 le viene diagnosticato un rabdomiosarcoma alla coscia destra. Ad attenderla mesi di terapie. Dopo l’operazione, numerosi sono stati i tentativi per salvarle l’arto, ma la ferita, non cicatrizzandosi, ha reso necessaria, sette mesi dopo, l’amputazione. La decisione è stata, inizialmente, scioccante per Vittoria, la quale però ha sempre saputo che era stato fatto tutto il possibile per salvaguardare l’arto. Nonostante le difficoltà, Vittoria ha iniziato ad affrontare la situazione con pazienza e determinazione, soprattutto grazie all’affetto e alla costante presenza della sua famiglia e delle persone a lei più care. Dopo l’amputazione ha deciso di pensare a tutto ciò che le stava accadendo come ad una “rinascita” e ha compreso che la strada migliore da seguire sarebbe potuta essere quella dello sport, in particolare il nuoto, che l’aveva da sempre accompagnata. È stata proprio la costante resilienza, dimostrata fin dall’inizio, che ha permesso a Vittoria di giungere fino alle Paralimpiadi 2021 di Tokyo e di vincere.

Grazie Vittoria per aver accettato di rispondere a qualche domanda. Innanzitutto, ti andrebbe di condividere, con i nostri lettori, il primo pensiero che hai avuto quando, a soli 21 anni, ti sei imbattuta in una diagnosi che, nella nostra società, rappresenta il “male peggiore” che ci sia?
Il primo pensiero che si ha quando si tratta di una difficoltà che la vita ti mette davanti, secondo me è sempre negativo. Una “brutta notizia” ti porta a pensare ad una serie di cose negative. Poi c’è la fatidica domanda “perché a me?” Dopo qualche giorno, però, si ha modo di pensare, di farsi forza. Non si vede l’ora che tutto finisca per ritornare alla libertà.

Hai mai pensato che questa diagnosi potesse rappresentare, per te, un ostacolo per la realizzazione dei tuoi progetti futuri?
Sì, all’inizio sì. Poi però ho capito che dovevo solo aspettare. L’amputazione è stata una mia scelta e anche prima di quest’ultima avevo già le idee chiare su cosa fare e su cosa “tuffarmi”. Del giorno dell’amputazione non ricordo quasi nulla. Mio padre mi dice sempre che, appena uscita dalla sala operatoria, sotto effetto anestetico, la prima cosa che gli dissi fu: “Pà, stai tranquillo. Vado a Tokyo.” L’idea era già nella mia testa. È da lì che è partito tutto.

Cos’ha rappresentato e cosa rappresenta oggi, per te, il nuoto? Ha rappresentato uno “strumento” di rinascita?
È stato fondamentale: mi ha fatto accettare la mia disabilità e mi ha aiutata ad acquisire maggiore sicurezza in me stessa.

Come atleti/e siete chiamati/e a sfidare i “limiti” del vostro corpo. Forse però, è proprio in questo modo che si giunge a conoscere un potenziale che prima non si conosceva?
Io sono stata fortunata: in acqua ci sono nata. Ho iniziato a nuotare all’età di 6 anni e non ho mai smesso. Ho fatto anche 8 anni di nuoto agonistico, quindi posso dire che le potenzialità erano “dalla mia parte”. L’acqua poi, accetta tutti. Il nuoto mi piace proprio per questo. Non importa quale disabilità tu abbia: in acqua ogni difficoltà viene annullata.

Quali sono state le emozioni che hanno caratterizzato la tua partecipazione alle Paralimpiadi 2021 di Tokyo?
È un sogno che si realizza. Il sogno di ogni atleta, credo. È stato un mix di gioia e paura: mi sono ritrovata, diverse volte, a piangere senza sapere il perché.

Immagino che questa partecipazione abbia rappresentato per te un traguardo non solo sportivo, ma anche personale. A chi lo dedicheresti?
Lo dedico alla mia famiglia che mi supporta e mi appoggia in tutte le decisioni. Al mio allenatore Romolo Mancinelli e a Marcello Leone, l’allenatore che mi ha seguita prima dell’emergenza Covid, colui che mi ha spronato a fare bene e che è stato sempre presente, nonostante tutto.

La Vittoria di “oggi” cosa direbbe a quella di “ieri”?
Le direi di non smettere di credere in se stessa. Non tutte le difficoltà vengono per nuocere: a volte si può “rinascere” proprio da quelle.

Vittoria Bianco
Vittoria Bianco

La redazione di LeggiNoci ringrazia Vittoria per la disponibilità dataci e le augura un futuro colmo di soddisfazioni.

Foto di BIZZI/CIP

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