“È stata una esperienza traumatizzante”. Il racconto del dott. Plantone

NOCI – L’emergenza Covid-19 non è ancora terminata, nonostante siano stati fatti grandi passi avanti con la campagna vaccinale anti-covid. D’altronde questo Covid-19 è una variante identificata solo nel gennaio 2020.
In prima linea a sconfiggere questo male ci sono tutti gli operatori sanitari che hanno dovuto affrontare una epidemia globale ed hanno dovuto affrontarla senza le armi adeguate dovute da una realtà sanitaria nazionale altamente precaria.
Per questa ragione, nel giorno di Ognissanti, abbiamo voluto intervistare telefonicamente questa mattina un medico che ha fronteggiato il nuovo coronavirus nella trincea ospedaliera di Putignano.

Dott. Plantone da diciotto mesi conviviamo con il Covid-19, cosa ha pensato i primi giorni?
Noi operatori sanitari siamo rimasti disorientati dalla evoluzione in negativo di questa patologia polmonare, fino ad allora sconosciuta clinicamente e radiologicamente.

Lei è stato per tantissimi mesi a curare pazienti Covid-19 presso l’Ospedale di Putignano. Cosa le ha insegnato questa esperienza?
È stata una esperienza traumatizzante. Dopo tanti anni di lavoro nessuno aveva messo in conto la possibilità di una pandemia globale così incisiva. Sembrava che fossimo in una guerra dove il nemico era difficile da individuare e sconfiggere.

Quali emozioni hanno preso il sopravvento, in lei, nella fase più critica delle ospedalizzazioni?
C’è stato un turbinio di emozioni. Un alternarsi di entusiasmo quando i pazienti, radiologicamente monitorati, erano in fase di guarigione e momenti di grande sconforto, quando, purtroppo, i pazienti non miglioravano oppure decedevano.

Lei ha avuto paura?
Abbiamo avuto tutti paura di essere contagiati e di contagiare, nonostante tutte le precauzioni sanitarie di copertura fisica per fronteggiare il nuovo coronavirus. Anche se, all’inizio della pandemia, i dispositivi medici sono stati precarie.

Cosa direbbe ad un no-vax per convincerlo a vaccinarsi?
Non c’è assoluto bisogno di convincere chi non ha voluto e continua a non vaccinarsi; se questa gente avesse vissuto in prima persona le nostre drammatiche esperienze, i malati aggrappati ad un respiratore e con gli occhi lucidi ad implorarci di salvarli, cambierebbero subito atteggiamento. D’altronde, l’intelligenza fa la differenza.

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