LEGGI NOCI » ricordo Thu, 27 Jul 2017 14:24:14 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.3.11 /wp-content/uploads/2015/11/cropped-logo-ico-quilia-32x32.png » ricordo 32 32 Il ricordo di don Anastasio Amatulli a 50 anni dalla sua scomparsa /2017/07/08/il-ricordo-di-don-anastasio-amatulli-a-50-anni-dalla-sua-scomparsa/ /2017/07/08/il-ricordo-di-don-anastasio-amatulli-a-50-anni-dalla-sua-scomparsa/#comments Sat, 08 Jul 2017 05:40:32 +0000 /?p=15887 NOCI – L’8 luglio di quest’anno si ricorda un avvenimento molto importante per il nostro paese, ovvero il 50esimo anniversario della morte di don Anastasio Amatulli. Sono in molti ancora oggi coloro che ricordano la sua immagine e che hanno avuto la fortuna di vederlo operare all’interno della chiesa dei Cappuccini. Ma sono anche tanti che non sono a conoscenza di quanto fosse grande l’amore di questo sacerdote per la sua parrocchia e la sua comunità. In questo breve articolo, si vogliono riportare solo alcuni avvenimenti della sua vita, ma chiunque fosse interessato ad avere un ricordo più completo dal suo operato, può leggere il libro Don Anastasio Amatulli, pubblicato nel 1968, a solo un anno dalla sua morte, per rendere omaggio alla sua memoria.

LA NASCITA. Quarto di sei fratelli, Anastasio Amatulli nasce a Noci, insieme alla sua sorella gemella, il 31 dicembre del 1919. Sin da bambino inizia ad avvicinarsi al mondo ecclesiastico, diventando chierichetto in Chiesa Madre, dove inizia a servire la Messa, nonché a ripetere le prediche, atteggiandosi da sacerdote e predicatore. Negli anni ’30 inizia a frequentare l’oratorio nocese e si iscrive al gruppo dei bambini cattolici, vincendo anche diversi premi.

LA VOCAZIONE. Sul finire delle elementari, Anastasio inizia a sentire dentro di sé la vocazione sacerdotale. Così esprime al padre il desiderio di iscriversi al seminario, ma in un primo momento questa vocazione non trova un riscontro positivo. Nonostante le varie insistenze, alla fine il padre cede alla proposta del figlio e il 19 novembre del 1930 Anastasio inizia il nuovo cammino nel seminario diocesano di Conversano. Da quel giorno il padre inizia a ricredersi della vocazione del figlio e, due anni dopo, prima di morire, esprime il desiderio di far continuare il percorso in seminario «a costo di qualsiasi sacrificio».

Foto di gruppo alla chiusura dell’anno al seminario di Molfetta
Foto di gruppo alla chiusura dell’anno al seminario di Molfetta

L’ORDINAZIONE. Terminato il seminario di Conversano, nel 1935, Anastasio si iscrive al seminario maggiore di Molfetta, dove si trascorrono gli anni che più incidono su tutta la vita umana e spirituale di un sacerdote. Dal 1940 al 1942, inizia a scrivere un suo primo diario personale, il quale si concluderà il giorno dopo l’Ordinazione, avvenuta il 19 luglio del 1942. Quel giorno amministra il primo Battesimo e il giorno successivo celebra la sua prima messa, nonostante la sua prima predica la effettua, ancora seminarista, nella chiesa madre di Noci nel 1931.

LA VITA DA PARROCO. Il 26 luglio del 1942, dopo alcuni giorni dedicati alle celebrazioni nella cappella delle Suore nell’ospedale di San Domenico, don Anastasio Amatulli celebra la sua prima Messa solenne all’interno della chiesa di Santa Chiara. Negli anni don Anastasio si reca a Roma, a Molfetta e al Seminario Convitto di Conversano, in cui rimane finché non diventa vice-parroco della Chiesa Madre di Noci e, infine, parroco della neo-costruita parrocchia SS.mo Nome di Gesù. Era il 4 novembre del 1945. Per quasi un ventennio, dall’8 agosto del 1945 fino all’8 dicembre del 1965, don Anastasio scrive un secondo diario, dove annota alcune vicende parrocchiali, all’interno del convento dei cappuccini. Nel del diario sono annotati, inoltre, tutti gli interventi di manutenzione effettuati nella parrocchia, la quale si trasforma dal vecchio convento campestre che era, alla nuova chiesa che tutt’oggi ancora vediamo.

Sulla sinistra, l’antica facciata della piccola chiesa dei Cappuccini. A destra, la nuova facciata e la vecchia torre campanaria
Sulla sinistra, l’antica facciata della piccola chiesa dei Cappuccini. A destra, la nuova facciata e la vecchia torre campanaria

La devozione mariana di don Anastasio è tale al punto di nutrire profondo interesse verso la figura della Madonna. Infatti il sacerdote prende parte alla ristrutturazione della chiesa della Madonna della Croce, nonché alla ristrutturazione della sua immagine e procede all’installazione del mosaico presente tutt’oggi in piazza Garibaldi. Questa sua forte devozione gli permette di costruire una nicchia all’interno della sua chiesa, dedicandola a Nostra Signora di Lourdes, realizzata con rocce prelevate dagli scavi della piscina comunale e con colonne prelevate da Grotta Gemmabella. Inoltre don Anastasio procede al rifacimento del tetto, alla pitturazione delle pareti, alla sostituzione del vecchio altare maggiore, al rifacimento della sagrestia, alla realizzazione di un nuovo campanile, alla realizzazione dei locali retrostanti la chiesa e alla realizzazione di una biblioteca al servizio dei nocesi.

LA MORTE. La mattina di sabato 8 luglio 1967, don Anastasio si reca a Brindisi per benedire le nozze del nipote, insieme alla zia dello sposo e suo nipote. Dopo la celebrazione e i festeggiamenti, don Anastasio decide di far visita a un suo compagno di scuola e di ordinazione. Nel pomeriggio, prima che facesse buio, il sacerdote decide di far ritorno a Noci per iniziare i preparativi per la messa domenicale. Avviandosi a Noci, don Anastasio decide, però, di imboccare un’altra strada, meno trafficata ma parallela alla Strada Statale 16, che collega Brindisi a Bari. All’altezza di Torre Canne, però, l’auto si scontra frontalmente con un camion che trasporta marmi, diretto ad Ostuni. Il camion finisce contro un muro e don Anastasio viene sbalzato fuori dalla macchina. Tutti e tre gli ospiti della vettura muoiono nell’incidente. Pochi giorni dopo, don Anastasio avrebbe compiuto 25 anni di sacerdozio.

I nocesi affollano la chiesa Ss.mo Nome di Gesù, dopo la morte di don Anastasio
I nocesi affollano la chiesa Ss.mo Nome di Gesù, dopo la morte di don Anastasio

Nelle ore successive alla sua morte, la notizia si diffonde tra i cittadini. La mattina successiva tutti sono a conoscenza del tragico evento e nessuno si capacita di come possa essere accaduto. Le tre salme vengono prima depositate all’interno della chiesa SS.mo Nome di Gesù per poi essere portate, in corteo, nella Chiesa Madre dove sarà celebrato il funerale. Tutti i nocesi si recano a rendere omaggio a don Anastasio, accompagnandolo anche nel viaggio verso il cimitero. Il 19 luglio, giorno del suo 25esimo anniversario di sacerdozio, la chiesa dei Cappuccini è comunque addobbata a festa per celebrare l’evento, che ancora una volta riunisce tutto il popolo nocese.

LA BIBLITOECA COMUNALE. Il 23 luglio 1967, a soli due giorni dal consiglio comunale in suo onore, si procede all’inaugurazione della Biblioteca Comunale, intitolata, il 21 giugno del 1968, a colui che tanto la aveva desiderata nei locali attigui alla parrocchia. La biblioteca, col tempo, ha reso giustizia alle potenzialità che il parroco aveva previsto in ambito della cultura. Oggi è diventata, grazie anche ai direttori e al personale che si sono susseguiti, un punto di riferimento per molti bambini, ragazzi, uomini e donne. Il suo patrimonio cresce di anno in anno, grazie anche alle tante donazioni dei numerosi cittadini che ancora oggi continuano il progetto di don Anastasio.

Oltre a portare alto il nome della nostra biblioteca, don Anastasio ha da sempre operato per far raggiungere ai massimi livelli la piccola chiesa rupestre dei cappuccini, affidatagli ancor prima che lui diventasse sacerdote. Il suo nome, il suo operato e le sue volontà saranno sempre legate a quei locali che con tanta fatica e determinazione lasciano un’importante impronta nella storia della nostra comunità.

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Le informazioni e le fotografie presenti sono state estrapolate dal già citato volume, conservato all’interno della Biblioteca Comunale Mons. Amatulli di Noci.

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“Il tempo che resta”: ricordare per non dimenticare /2017/01/27/il-tempo-che-resta-ricordare-per-non-dimenticare/ /2017/01/27/il-tempo-che-resta-ricordare-per-non-dimenticare/#comments Fri, 27 Jan 2017 15:25:08 +0000 /?p=12841 NOCI – «Contribuire a diffondere la cultura della Memoria». È questo l’obiettivo che si sono posti le insegnanti dei due istituti comprensivi nocesi insieme alle varie associazioni presenti nel nostro comune. Attraverso l’evento “Il tempo che resta – Storie di ieri, visioni di domani”, dal 25 al 27 gennaio il Chiostro delle Clarisse sarà la location di numerosi incontri per riflettere su un tema sempre molto attuale. Insieme all’insegnante Dora Intini cercheremo di raccontare le iniziative dei primi due giorni della manifestazione, ovvero mercoledì 25 e giovedì 26 gennaio.

Il ricco programma trae spunto da diverse sollecitazioni tipo «gli accadimenti ultimi in fatto di intolleranza, la necessità di dare valore al Tempo che resta. L’evento realizza una serie di operazioni attive, che rendono viva la parola Ricordo, perché attraverso il Ricordo recuperiamo gli strumenti per leggere l’oggi e progettare il domani». Attraverso l’evento, quindi si vuol dare un contributo per rendere i bambini e i ragazzi dei Cittadini consapevoli, portandoli a conoscere una delle pagine peggiori della nostra storia. «Abbiamo chiesto loro: Che cos’è la memoria? Ti trasferisco la risposta di un alunno: “Una scatola, dove nascondere tutti i miei pensieri. La memoria mi fa ricordare le cose che devo fare la mattina. Senza memoria non sapremmo distinguere gli amici dai nemici, dovremmo imparare tutto da capo…”»

Sono proprio i ragazzi i protagonisti del primo incontro intitolato “Ricordare fa rima con cambiare”. Gli alunni della scuola primaria dell”I.C. “Pascoli – 1° Circolo” si sono esibiti nella performance teatrale “La casa delle farfalle”, a cura delle insegnanti Dora Intini, Ada Gentile e Antonella Barletta. «Lo spettacolo è piuttosto un intenso racconto scritto a più mani che rilegge le fonti per immaginare e descrivere i luoghi, le storie, gli stati d’animo dei bambini destinati allo sterminio rinchiusi nel campo di concentramento di Terezìn».

Ospite della serata è Carlo Greppi, storico e autore del libro “Non restare indietro”, il quale ha dialogato con Maria Sofia Sabato. La scelta dell’autore nasce sia dall’età adolescenziale del suo protagonista, sia «perché permette di riflettere, a 15 anni dall’istituzione del Giorno della Memoria, su quanto le azioni “memoriali” (in particolare i viaggi) possano essere produttive ai fini dell’acquisizione di una consapevolezza civile da parte delle giovani generazioni e su temi molto importanti e attuali, attraverso una umanizzazione dei fatti trattati e soprattutto attraverso gli occhi dei ragazzi».

A conclusione della serata, gli alunni delle classi quarte del Liceo “Leonardo Da Vinci” e le classi terze delle scuole medie “L. Gallo” e “G. Pascoli” hanno letto alcune poesie realizzate utilizzando la tecnica del Caviardage, cioè una tecnica di scrittura creativa molto apprezzata dai ragazzi che consiste nell’oscurare le pagine di un testo, con linee, simboli o disegni, mettendo in evidenza alcune parole «quelle che toccano le corde del singolo, che opportunamente organizzate danno vita a nuove poesie particolarmente intense». Come spiegato anche da Patrizia Lippolis, le varie poesie sono state create strappando una pagina a caso del libro di Carlo Greppi, dalle quali hanno poi evidenziato le parole che più li hanno colpiti.

Il secondo incontro, intitolato “Un sinistro segnale di pericolo”, ha visto la presenza della professoressa Laura Marchetti, antropologa e docente di Didattica delle Culture nel Dipartimenti di STUDI Umanistici dell’Università degli Studi di Foggia. L’intervento, moderato da Giandomenico Dongiovanni, ruoterà intorno a tre parole: Memoria, Identità e Narrazione, tre parole molto legate tra loro. Parole unite proprio dal Mediterraneo, il mare nostrum, un mare che oggi porta solo morte. Quel mare ha fatto perdere la memoria di un popolo di stranieri. Lo stesso mare in cui Ulisse ha ritrovato la sua identità. La stessa che dobbiamo trovare nelle narrazioni, dal momento che le narrazioni vengono estrapolate dalle radici dei popoli.

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L’incontro ha visto anche la lettura di due brani tratti da “Se questo è un uomo” e dalla Bibbia, nello specifico il racconto della Torre di Babele, a cura di Francesco Tinelli. A conclusione dell’incontro, sono stati letti 9 racconti autobiografici, alcuni di questi riguardanti la storia di alcuni migranti presenti nella nostra comunità. Tutti i racconti sono stati letti in lingua madre, con relativa traduzione sui fogli distribuiti durante la serata.

Inoltre, nella giornata di ieri, fino a stasera è stata allestita la mostra “Il faut attendre que le sucre fonde – (La costruzione della memoria)” a cura di Maria Teresa De Palma. «La ricerca dell’artista è volta a scoprire e disvelare ciò che si nasconde tra le pieghe del reale. L’immaginario procede attraverso il movimento e l’accostamento di immagini, in una forma aperta che è favorita dall’uso della tecnica mista e del collage. Come avviene nel processo di costruzione della memoria, anche il collage stratifica materiali ed emozioni, creando, inoltre, racconti di grande intensità che permettono a colui che guarda di aggiungere interattivamente nuovi livelli di significato. In questo senso il collage può essere il correlativo oggettivo della memoria, di una idea di tempo non misurabile, soggettivo; una visione unica ma non meno vivida, dotata di una sua forza creatrice».

L’appuntamento è rinnovato per stasera, sempre nel Chiostro delle Clarisse, dove oltre al laboratorio di filosofia per bambini, ci sarà il concerto “Il canto spezzato” del gruppo musicale Ventanas 4tet e la lettura de “Il tempo che resta”, a cura di Francesco Tinelli.

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In ricordo di Giovanni Miccolis /2017/01/17/in-ricordo-di-giovanni-miccolis/ /2017/01/17/in-ricordo-di-giovanni-miccolis/#comments Tue, 17 Jan 2017 08:24:10 +0000 /?p=12673 NOCI – È trascorso un mese dalla sua dipartita, trenta giorni fa ci lasciava Giovanni Miccolis, da tutti conosciuto come “Giuannin cavatidde”. Siamo tutti un po’ orfani da quando se ne è andato. Ancora non ci capacitiamo, che Giovannino non sia più tra noi, nonostante il tempo lenisca il dolore, noi ancora non ci siamo abituati, dobbiamo ancora metabolizzare il distacco.

Col tempo che trascorre inesorabilmente stiamo prendendo consapevolezza della sua immensa grandezza. La sua famiglia, ma l’intera comunità nocese avverte la sua “assenza”. Ci manca tanto.

Oggi, Noci sta prendendo piena consapevolezza di avere perduto uno dei suoi figli più amati ed apprezzati, che nel corso della sua vita è stato in primis un promulgatore indefesso della “nocesità”, nonché fine cantore delle bellezze del suo e del nostro paese.

“Non dir mal del tuo paese” è stato per anni lo slogan che accompagnava la sua amata “creatura”: il NociGazzettino, il periodico di vita cittadina, da lui fondato nel 1968.

Per anni egli ha retto solitario le sorti dell’informazione nocese, è stato “la voce”, il suo giornale era l’unico organo di stampa che informava i nocesi, quelli residenti in paese ma soprattutto i tanti residenti all’estero, i tanti emigranti nocesi nel mondo.

Grazie al NociGazzettino gli emigranti leggevano quanto mensilmente succedeva nel loro amato paese natio, il giornale era il cordone ombelicale mai tagliato con la propria terra d’origine, che puntualmente grazie all’abbonamento mensile sottoscritto, permetteva alle notizie di raggiungerli nelle lontane dimore alimentando così la nocesità, presente in tutti loro e spavaldamente rivendicata, “i fatt di I’Nusce si lescieven ind a tutt u munne”.

Per tutti noi che facciamo questo mestiere egli è stato il maestro, infatti non esistono giornalisti, pubblicisti nocesi, che non abbiano affinato la penna in quel grande laboratorio che era il NociGazzettino.

Siamo stati tutti suoi alunni, da lui abbiamo carpito le regole fondamentali di questo straordinario lavoro che è “fare” ma soprattutto “essere” un giornalista. Per anni egli è stato docente di educazione fisica, ma non solo in lui albergava l’innata predisposizione all’insegnamento, quello vero, tanti gli alunni cresciuti, allevati e preparati alle gioie e ai dolori della vita. Un insegnante eccelso della materia più importante e difficile di tutte: diventare adulti.

Grande spazio nella sua esistenza terrena ha dedicato al suo hobby preferito: lo spettacolo. Grande animatore, barzellettiere eccelso e arguto, musicista, cantante, per anni ha con i suoi spettacoli in vernacolo nocese animato sagre ed appuntamenti di vita mondana a Noci. Un vero “animale da palcoscenico”.

Personaggio poliedrico ed istrionico ma anche lungimirante, un frullatore di idee, che si tramutavano in belle e apprezzate realtà, infatti è stato l’ideatore di “Notte di serenate”, nonché fondatore del gruppo “La frasca”. “Giuannin cavatidde” è stato e lo sarà per sempre un personaggio amato e ben voluto da tutti, nocesi e non, accomunati dal piacere per la sua comicità, comicità genuina, pulita, mai volgare, tante le gags di cui è stato protagonista nei suoi apprezzati spettacoli.

La sua verve sfocia in una esperienza nuova ed unica, infatti è stato anche il primo nel cimentarsi negli anni settanta con il mondo delle radio libere, facendo parte del gruppo di soci che danno vita a Radio Noci, la prima emittente radiofonica nocese.

Oggi ci piace pensare che Giovannino Miccolis, Rocco Fauzzi e Nicola Fiorelli, componenti il gruppo “La frasca”, allietino con il loro repertorio le serate in Paradiso, facendo divertire e scompisciare di risate il Padreterno. Ciao Giovannino.

 

(La messa di suffragio al prof Giovanni Miccolis si terrà questo pomeriggio alle 18 in Chiesa Madre)

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