NOCI – Torna anche quest’estate l’oratorio estivo Don Bosco. Giunto alla 18ª edizione, e in generale a più di 25 anni di attività, l’edizione di quest’anno si presenta carica di novità.
Innanzitutto la location rinnovata, col gruppo animatori che lascia, solo per questa edizione, la sede del “Centro Tinelli” per trasferirsi nella scuola dell’infanzia Seveso, più conosciuta come Cingranella: sarà questo il luogo centrale per tutte le attività che, come nei precedenti anni, spazieranno dal mare alle uscite in campagna, dai grandi giochi nel centro storico alle “missioni” nelle varie piazze del paese.
Infatti quest’anno il tema dell’oratorio è proprio la missione: un momento basato non solo sulle attività che ciascuno di noi può compiere per il paese, ma soprattutto un momento di riflessione e di preghiera per comprendere al meglio questo significato.
Le attività, anche quest’anno per la durata di cinque settimane, cominceranno lunedì 3 luglio per concludersi venerdì 4 agosto con la sagra finale, momento di festa e condivisione sociale, dove animatori, genitori e bambini si incontrano per celebrare al meglio il mese appena trascorso.
Flaviano Lenoci, presidente della Don Bosco, dichiara: “non sono diverse e nuove le sfide che, quest’anno, si pongono davanti alla nostra associazione: con entusiasmo, allegria e spirito di servizio soprattutto, ci apprestiamo a vivere tutti insieme questa nuova estate in compagnia dei ragazzi“.
Spazio quindi alle iscrizioni che cominceranno lunedì 12 giugno, dalle 19:00 alle 20:00 presso la storica sede del Centro Tinelli.
Ass. Don Bosco

Tutti assolti con formula piena dunque i ragazzi che la sera dell’epifania del 2016 furono fermati dai carabinieri della stazione locale perché, a seguito di formale denuncia, furono individuati come ladri d’appartamento. I cinque ragazzi, di cui quattro minorenni all’epoca dei fatti, sono stati difesi dall’avv. Giuseppe Sgobba che è riuscito a documentare il vero motivo per cui i ragazzi quella sera si trovavano sul tetto dell’abitazione di via San Giovanni.
Dagli atti processuali emergerebbe che in effetti i ragazzi già da diverso tempo praticavano, anche di giorno, attività di parkour, ovvero uno sport estremo che vede il salto da un tetto all’altro senza protezioni. Attività sportiva molto particolare che ha fatto rimanere sulla graticola per un anno i diretti interessati e le loro famiglie.
Soddisfatti i genitori. «Hanno fatto passare i nostri figli come dei criminali – dice una mamma dei ragazzi coinvolti – con la sentenza di oggi, grazie al lavoro svolto dall’avv. Sgobba, possiamo riaffermare che i nostri figli sono dei bravi ragazzi e che non hanno fatto nulla di male. Accusare qualcuno solo perché si sentono degli schiamazzi notturni non è affatto bello. Abbiamo passato un anno in costante tribolazione per non parlare della gente che ci evitava e che parlava alle nostre spalle. Noi abbiamo sempre sostenuto che i nostri ragazzi fossero innocenti e che non fossero dei ladri. Oggi ne abbiamo avuto, casomai ce ne fosse stato bisogno, ulteriore conferma».
Dopo il dispositivo di sentenza si rimane in attesa delle motivazioni che hanno indotto il giudice a decidere per l’assoluzione dei cinque giovani.
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Le mamme dell’Associazione di Promozione Sociale “Zoe”, attiva da qualche anno sul territorio nocese, non cercano commiserazione, ma aiuti concreti per consentire la crescita e l’inclusione dei loro figli diversamente abili. “Quando ti trovi in questa situazione – ci spiega una delle madri – puoi fare solo due cose: o nuoti o affoghi”. Loro hanno scelto di nuotare tutte insieme in un’unica direzione. Per raggiungere reali obiettivi, però, ciò non basta. Serve una nave grande e stabile e qualcuno che aiuti a remare. È questo, ciò che con forza, le socie dell’associazione rivendicano: attenzioni da parte della comunità, sostegno e soprattutto uno spazio.
La presidente Angela Gentile guarda con positività alle esperienze fatte finora, ma l’intento è quello di incrementare le attività del gruppo. “Abbiamo realizzato dei progetti, inizialmente con il Comune di Noci, ma soltanto per una stagione estiva, e poi autonomamente. Abbiamo portato avanti l’esperienza dell’ippoterapia ed è stato il modo per renderci conto dell’importanza di questi progetti, alternativi alla terapia che ognuno porta avanti. Al di là degli obiettivi che si intrecciano con quelli terapeutici, c’è un discorso individuale, emotivo, che gioca a favore dei ragazzi. Il problema principale è porre la fine a questi progetti, perché in realtà i tempi di cui hanno bisogno sono talmente lunghi che interromperli significa soltanto nuocere in maniera drastica. Sono percorsi che richiedono continuità, perché solo così si può vedere un benché minimo risultato. Adesso stiamo portando avanti un progetto di musicoterapia, iniziato a febbraio e anche lì sta andando molto bene. Insomma dei canali ci sono, bisogna vederli, coglierli e potenziarli”. Tra questi sicuramente compare lo sport, che con il suo codice universale consente divertimento ed inclusione. L’associazione, difatti, ha partecipato alla “Correre Insieme”, la gara dedicata a bambini e disabili, parallela alla “XX Spaccanoci” dello scorso 2 aprile, caso o arte data in cui si celebra la giornata mondiale della consapevolezza dell’autismo.
Da circa due mesi Don Peppino ha messo a disposizione delle mamme il Centro D’Ascolto Zonale Caritas per permettere loro di riunirsi, confrontarsi e proporre attività. Ma, affinché queste attività possano realizzarsi, serve una struttura che accolga i ragazzi, attualmente una decina, di cui il più piccolo ha 4 anni, la più grande 20. Spiega la presidente: “Questi ragazzi hanno bisogno di uno spazio, per avviare qualsiasi attività. L’obiettivo principale è quello di tenerli impegnati, perché devono poter fare qualcosa, migliorare le autonomie, mettere in pratica le attività cognitive che ognuno ha. Qualsiasi proposta, purché si faccia e si faccia in maniera continuativa”.
Per l’associazione si tratta di voler segnare un nuovo punto di partenza, con l’intento di rendersi più attivi e raccogliere maggiori adesioni. “Bisogna considerare – spiega ancora Gentile – che la disabilità si intreccia nel tessuto sociale come qualsiasi altra cosa, fa parte integrante. E come parte integrante va rispettata e considerata”. Un nuovo primo passo, volto alla formazione e informazione, viene proprio dal Centro D’Ascolto che organizza un percorso formativo di cinque incontri, che avrà inizio il 24 aprile, denominato “le famiglie alle prese con le disabilità a Noci”.
L’obiettivo, insomma, è quello di trovare un modo che possa accorciare le distanze e consentire alla collettività di capire che l’imperfezione, il difetto, la mancanza sono profondamente umani e sono lo spazio per trovare quella forza che i “normodotati” non hanno. Dimostrare che si può imparare a volare senza ali, a far muovere un aquilone senza corda, a parlare con il silenzio. E mai, come in questi casi, l’unione fa la forza. Per continuare a nuotare contro la corrente, le mamme di Zoe cercano il sostegno da parte delle istituzioni, di figure professionali e di chiunque voglia condividere con loro il proprio tempo e il proprio spazio. Per qualsiasi informazione è possibile scrivere a [email protected], visitare il sito www.azoe.it o la pagina Facebook “ZOE aps” oppure recarsi al Centro D’Ascolto il lunedì alle 18.30.

(in foto: Linda Patruno, Angela Solimando, Vincenza Recchia, Tiziana Pugliese, la vicepresidente Antonella Torinese e la figlia Annapaola Fasanelli, la presidente Angela Gentile)
]]>La serata, introdotta dai responsabili scout, ha visto la presenza di numerosi ospiti, tra i quali la presidente del Comitato Nazionale AGESCI Marilina Laforgia, il sindaco Domenico Nisi, e il ricercatore sociale Stefano Laffi, che da 25 anni si impegna nel studiare i cambiamenti che hanno caratterizzato la nostra società.
Frutto del suo intenso lavoro di ricerca è il libro “Quello che dovete sapere di me”, che ha rappresentato il fulcro dell’evento. Si tratta di un’autobiografia generazionale che raccoglie testimonianze, sotto forma di lettere anonime, di ragazzi di 18 anni che raccontano la propria visione della vita. Come raccontato dall’autore, questo libro è un’occasione per dare spazio e voce ai giovani, «poiché creare dispositivi di voce è fondamentale per sviluppare cittadinanza, specie in questo periodo in cui i ragazzi si stanno defezionando, andando in altri paesi o su internet per far ascoltare la propria voce e trasformarla in qualcosa di concreto».
Questo volume è diventato un vero e proprio manuale dell’adolescenza, utilizzato anche come strumento educativo nelle scuole, poiché racchiude contrastanti stati d’animo, aspettative e sogni di tantissimi giovani italiani.
Partendo dalle contrastanti visioni della società moderna descritte nel libro, il sociologo Laffi ha delineato il compito a cui l’educatore di oggi deve adempiere, ossia «aiutare i ragazzi a capire che la vita è un viaggio che va costruito da sé inseguendo esclusivamente la propria vocazione, senza farsi sovrastare dagli interessi altrui». Inoltre, facendo riferimento al luogo che ha ospitato l’incontro, ha aggiunto: «Immagino questo spazio della legalità come spazio intergenerazionale in cui nessuno giudica l’altro. Molte lettere del libro giocano questa scommessa: mettersi insieme per riprendere le redini di questo paese».
Al termine della serata, prima di prendere parte ad un buffet ricco di prodotti tipici del nostro territorio, è stato messo in scena uno spettacolo musico-teatrale tratto dall’omonimo libro, ideato da Paolo Rossini, Mascia Foschi ed Emanuele Nidi, i quali in maniera originale e piacevole hanno dato prova tangibile dei contenuti custoditi all’interno del libro.

Le operazioni che hanno coinvolto tutti gli associati si sono svolte in un clima sereno di condivisione e alla fine della giornata del 12 febbraio scorso l’associazione ha dato vita ad un nuovo gruppo direttivo. Lorenzo Intini, Raffaele Roberto, Anna Pia Lasaracina e Paolo Roberto si occuperanno della componente giovani; Flaviano Lenoci, Francesco Loperfido, Nicola Intini e Mariella Lippolis si occuperanno della componente adulti.
I referenti dei due gruppi sono già a lavoro per organizzare le iniziative dell’immediato futuro: dall’oratorio estivo con il “Centro Tinelli” ormai diventato luogo simbolo dell’estate nocese per i ragazzi, agli incontri, agli approfondimenti di ricerca della fede, vissuta sempre più come momento di incontro e multiculturalità, in opposizione all’oscurantismo e all’arretratezza che, da ormai sempre più parti, circondano l’operato quotidiano.
Rinnova l’impegno il rieletto presidente Flaviano Lenoci: «l’appuntamento delle elezioni non rappresenta una resa dei conti o un’occasione per imporre la propria leadership, ma un momento concreto di condivisione e confronto, nel quale conoscersi al meglio al fine di valorizzare i talenti di tutti, come nella parabola evangelica trasmessaci dalle sacre scritture. Sono molto contento del nuovo consiglio e penso che potrà lavorare al meglio per affrontare le tante sfide, piccole e grandi, che la società ci propone».
]]>L’appuntamento voluto dalla Cisl di Bari apre la stagione congressuale dell’organizzazione sindacale. Dopo i saluti istituzionali del dirigente dell’«Elena di Savoia», Carlo De Nitti, l’introduzione è stata del segretario generale della Cisl Bari, Giuseppe Boccuzzi. Poi sono intervenuti: Fernando Cecchini, Maria Letizia La Selva, dirigente compartimento Polizia postale Puglia; Domenico Maiorano, segretario generale Cisl Scuola Bari; Pietro Nigro dirigente medico psichiatra Asl Bari; Fulvia D’Elia sociologa della famiglia, Università di Bari; Serenella Molendini consigliera di Parità Regione Puglia; Laura Ruggiero: vicepresidente vicario Confindustria Bari Bat; Paola Romano assessore politiche educative e giovanili, Comune di Bari; Daniela Fumarola segretaria generale Cisl Puglia; Liliana Ocmin responsabile dipartimento Cisl donne giovani immigrati. L’incontro è stato moderato da : Tonia Sinisi coordinatrice Cisl donne Bari.
Daniela Fumarola segretaria generale Cisl Puglia ai giornalisti ha spiegato: “Al prossimo congresso confederale poniamo il lavoro e la persona al centro del dibattito Persona significa rispetto della sua dignità. Pensiamo che la persona debba potersi realizzare sapendo di poter contare su un tessuto sociale che non la metta a rischio. Questi fenomeni annientano le persone. Abbiamo il dovere di proteggerle nella comunità e nel lavoro”.
Il segretario generale della Cisl di Bari, Giuseppe Boccuzzi ha spiegato che: “Il bullismo e le sue forme più evolute come il cyberbullismo, che trovano nella rete il peggior campo di applicazione, per il 72% dei ragazzi rappresenta la maggior minaccia del nostro tempo. Anche qui a Bari è percepito come un pericoloso disagio collettivo e come un pericolo più grave della tossicodipendenza, della molestia da parte di un adulto o del rischio di contrarre una malattia sessualmente trasmissibile. Bari non è risparmiata da questi fenomeni che ne minano futuro e convivenze. In linea con il nostro terreno di impegno, al centro del quale ci sono la persona e il lavoro, alla vigilia della stagione congressuale abbiamo voluto un momento di confronto che metta in relazione due facce della stessa medaglia:mobbing e bullismo sono espressioni di una società in cui, di fatto, sono dominanti i valori della sopraffazione e dell’arbitrio del più forte sul più debole. E se cerchiamo di individuare i germogli del mobbing non è difficile trovarli nel bullismo. Chi fa mobbing, prima è stato un bullo, molto probabilmente. Tali modi di pensare e di conseguenza di comportarsi, sembrano avere un ruolo importante nella determinazione di una personalità patologica come quella borderline e vengono mantenuti anche in età adulta. Davanti a questo scenario un’organizzazione sindacale non può rimanere in silenzio né alla finestra”.

“Ogni 10 vittime di bullismo e mobbing, 7 sono donne e nel mobbing le prime vittime sono le lavoratici che decidono di diventare mamme”, sottolinea Tonia Sinisi, che guida il Coordinamento Donne della Cisl di Bari. “La promozione del lavoro femminile- continua la coordinatrice -passa anzitutto attraverso la rimozione degli ostacoli, la parità di trattamento e la tutela contro le discriminazioni. E tra gli ostacoli, appunto, mobbing e bullismo scatenano una subdola violenza che escludere dal contesto sociale e lavorativo la donna come soggetto protagonista. Con questa iniziativa vogliamo schierare, in modo deciso, la Cisl in una trincea fatta di analisi e denunce per un cambio culturale c he attraverso una forte opera di sensibilizzazione renda efficace quel cambio culturale vera garanzia di prevenzione nelle comunità educative come anche nei luoghi di lavoro, dove ci sono padri e madri potenziali vittime di mobbing come figli potenziali vittime di bullismo”. Conclude Sinisi: “Prevenzione, per noi sindacaliste, significa anzitutto consapevolezza. Ma sia chiaro, nessun indennizzo può ripagare vessazioni e umiliazioni derivanti da mobbing e bullismo”.
]]>Ad assumere queste vesti sono stati i ragazzi dell’ACR del gruppo di prima media della Chiesa Madre, guidati dai due giovani educatori Rosalba Laera e Vincenzo Mastropasqua, ideatori dell’iniziativa “Collezionare sorrisi”, la quale si pone in continuità con il tema scelto per quest’anno dall’ACR, ovvero “CIRCOndati di gioia”, e si inserisce nel mese della pace, titolo attribuito proprio al mese di gennaio.
In un freddo pomeriggio, i ragazzi, in compagnia dei due educatori, hanno riscaldato i cuori dei nocesi, camminando per le vie del paese con in mano una scatola rappresentante uno smile (sorriso), e contenente tanti piccoli smile fatti di cartoncino da regalare a tutti i passanti. Inoltre, chi ha ricevuto il piccolo dono, ha avuto l’opportunità di scattare una foto per immortalare il momento e portare a termine la missione di “collezionare” sorrisi.
Questo spontaneo e ammirevole gesto, è stato fatto in modo completamente sereno e gratuito, senza pretendere nulla in cambio.
«Abbiamo trasformato un semplice incontro di ACR in un’occasione per far impegnare i ragazzi a far proprio lo stile della prossimità gioiosa. L’unico obiettivo era scatenare la gioia e far sorridere la gente costruendo sorrisi, perché la pace può esistere, ma deve essere cercata e costruita. Questo è stato un primo piccolo passo per fare quello che tutti, in realtà, siamo chiamati a fare, e cioè portare la gioia nel mondo, il buonumore tra le persone, rendendo felici non solo gli altri ma anche noi stessi» ci ha raccontato Rosalba Laera.
I ragazzi si sono dimostrati entusiasti dell’iniziativa intrapresa, «si sono sentiti subito coinvolti e protagonisti. Hanno creduto molto in questo “esperimento”». Le reazioni dei passanti, invece, sono state differenti tra loro. C’è stati chi, meravigliato dall’iniziativa, ha accolto benevolmente i piccoli lasciandosi coinvolgere e regalando loro delle caramelle. Altri invece, più scontrosi e diffidenti, si sono addirittura rifiutati di prendere lo smile, altri invece, poiché si aspettavano di dover ricambiare il gesto con del denaro.
Nonostante ciò, la missione di questi ragazzi sembra essere riuscita. «Penso che i ragazzi siano riusciti nel loro intento, quello di meravigliare le persone, stupirle e poi creare una reazione a catena, dare gioia, colore e buonumore. È stato un piccolo esperimento che ci ha permesso di capire come il mondo ha bisogno del nostro sorriso, di una vicinanza gratuita, di buone notizie. Sembra che nessuno sia più abituato alle cose semplici e piccole, eppure la felicità inizia proprio da quella curva sul viso che accorcia le distanze, che fa magie, che cura e salva».
]]>Intorno alle 5.10 di questa mattina la Fiat Punto su cui viaggiavano i due nocesi, che molto probabilmente rientravano dal cenone di fine d’anno, giunta a circa 2km dalla cittadina dei tre campanili è uscita fuori strada andandosi a ribaltare ripetutamente in fondo ad una scarpata alla destra della propria corsia di marcia. Ad allertare i soccorsi proprio uno dei due malcapitati.
Sul posto sono quindi giunti l’ambulanza del 118 di Noci e il Turno A guidato dal CSE Cosma Polignano dei Vigili del Fuoco del distaccamento di Putignano intervenuti per liberare dalle lamiere il secondo ragazzo e consegnarlo alle cure dei medici. A rilevare l’incidente i carabinieri di Putignano.
Tra le ipotesi del sinistro non è da escludersi l’asfalto divenuto ghiacciato dalle fredde temperature notturne, ma sta agli uomini dell’Arma ricostruire l’esatta dinamica del sinistro. I ragazzi trasportati al “Santa Maria degli Angeli” di Putignano hanno riportato ferite guaribili in pochi giorni.

(foto: vivilastrada.it)
]]>Nel pomeriggio invece, in occasione dell’accensione e della benedizione dell’albero, si è svolta un’iniziativa interparrocchiale che ha visto la partecipazione dei ragazzi dell’ACR delle tre comunità parrocchiali e dei gruppi scout Noci 1 e Noci 2, per condividere insieme un momento di gioia in attesa del santo Natale.
L’incontro, rinominato “Festa dell’albero” in memoria delle parole di Giovanni Paolo II, il quale designò l’abete come un simbolo cristiano, che resta sempreverde perché segno della vita che non muore mai grazie all’amore fraterno e ai rapporti di amicizia dei quali ci circondiamo, è stato aperto da un breve momento di preghiera presieduto da don Peppino Cito, il quale ha affermato: «Ogni albero è come una famiglia: ha un tronco rappresentante i genitori, le radici raffiguranti i nonni, i rami rappresentanti i figli, i frutti come risultato del lavoro della famiglia e la linfa raffigurante l’amore che ne unisce tutti i componenti».
In seguito, come gesto simbolico alcuni bambini hanno appeso all’albero, messo a disposizione dall’amministrazione comunale, i lavoretti rimanenti, tutti realizzati con l’utilizzo di materiale da riciclo come le bottiglie di plastica, con il fondo delle quali hanno dato vita a fiori colorati.

Ad arricchire la scenografia vi era anche il colorato chapiteau, simbolo dell’azione cattolica per questo nuovo anno, posto sul sagrato della chiesa madre. Proprio volgendo lo sguardo ad esso don Peppino ha esordito dicendo: «Questo tendone da circo aspira a diventare sempre più ampio, in modo che siano tantissime le persone che possano rifugiarsi sotto», ed ha concluso invitando i presenti a vivere insieme a tutte le famiglie non cristiane presenti nel nostro territorio, un momento di condivisione sulle note dei canti delle differenti religioni, attorno al falò che sarà acceso in onore di santa Lucia a partire da oggi.
Infine, la festa è proseguita con allegri giochi, simpatici bans e divertenti balli che hanno contribuito a diffondere tanta felicità tra grandi e piccini appartenenti a questa ampia e amorevole comunità.
]]>Davanti ad una decina di ragazzi tra i 17 e i 22 anni presentatisi alla sede del parco letterario Tommaso Fiore in via Madonna della Croce il 51enne professore milanese ha dato un’infarinatura sulle buone prassi comportamentali da tenere in vista di un colloquio di lavoro. Una serie di consigli utili, peraltro già espressi nel suo libro “Tu puoi!” (ed. Franco Angeli/Trend), su cui i ragazzi possono lavorare per permeare il proprio comportamento per fare buona impressione al capo.
Dall’idea di non farsi scappare nessuna occasione si presenti, soprattutto se nel campo d’interesse del ragazzo, alla consapevolezza del proprio carattere «che abbiamo», per acquisire competenze «che si imparano». «Avere un buon carattere è alla base per acquisire competenze», dichiara durante la lezione Furlan. Poi il discorso verte sul far percepire una visione positiva di sé e successivamente dimostrare competenze per il ruolo lavorativo (ma anche nella vita) che si intende ricoprire. Ne consegue che una buona comunicazione sia altrettanto efficace, e quindi giù consigli su espressioni verbali e linguaggio del corpo. Una lezione di circa tre ore che i ragazzi hanno seguito con interesse, intervenendo spesso esprimendo le proprie opinioni.
Un buon viatico per tenere i ragazzi impegnati e farli riflettere sulla propria autostima evitando distrazioni che potrebbero portarli sulla cattiva strada. La misura di competenza è infatti quella relativa ai ragazzi che, pur essendo in età scolastica, non frequentano nessun percorso di studi alimentando quella che viene definita “dispersione scolastica”. L’iniziativa adoperata dalla Consulting nell’ambito delle misure di Garanzia Giovani è proprio in contrasto a questo fenomeno sempre più crescente soprattutto nei paesi meridionali.
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