LEGGI NOCI » mafia Tue, 04 Jul 2017 10:15:51 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.3.11 /wp-content/uploads/2015/11/cropped-logo-ico-quilia-32x32.png » mafia 32 32 Grazie Giovanni /2017/05/23/grazie-giovanni/ /2017/05/23/grazie-giovanni/#comments Tue, 23 May 2017 11:19:02 +0000 /?p=14963 NOCI – Era un giorno di Maggio del 1992, il 23 per l’esattezza, uno di quei giorni caldi che a sud ti fanno uscire volentieri di casa. Noi eravamo poco più che ventenni, eravamo rientrati dall’università per il fine settimana e ci godevamo un tranquillo sabato tra amici, nella strada rionale. In quel momento, alle 17.58, un tratto di strada venne divelto dal diavolo, sbalzando via una macchina della scorta ed ergendo un muro di detriti, quel muro che segnò la fine di un cammino, quello di Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli uomini della scorta. Poco dopo qualcuno esce dalle case per darci la notizia. Così le nostre vite conobbero forse una delle grandi delle efferatezze, per noi la prima, che l’uomo malvagio è in grado di fare. Un branco di criminali, quintali di esplosivo ed un telecomando, la tecnologia al servizio del male.

Il nostro sentimento era di smarrimento, ad un tratto eravamo tutti più insicuri e addolorati. Storditi, frastornati, a vent’anni iniziavamo ad entrare forse davvero nel mondo reale, dove non c’è solo il calore di mamma e la protezione di papà. Quella generazione di ventenni ha conosciuto, in quel gesto eclatante, la violenza, la forza cieca e feroce che opprime la libertà ed il diritto. La belva egoistica, furba e famelica, che vive nell’uomo, ci aveva scossi tremendamente, e con noi si era fermata tutta l’Italia.

Con Giovanni Falcone avevamo perso una speranza, un baluardo, un uomo di valore. A distanza di 25 anni, un quarto di secolo, noi oggi abbiamo la responsabilità di riattivare i valori dell’eroe Giovanni Falcone. Sì, chi muore per liberarci dal male è un eroe, anche in senso religioso, chi se no! Quel sacrificio vale solo se noi oggi sappiamo guardare alla sua storia e ritrovarla un po’ in noi stessi. Giovanni era nato a Palermo, il 18 Maggio, era del segno del toro. Nacque senza urlare e coi pugni chiusi, così è stata la sua vita, con umiltà ha combattuto per il bene, come simboleggia la colomba entrata dalla finestra al momento della sua nascita. È nato e cresciuto in un quartiere abitato da mafiosi, come Buscetta, Spadaro. Li ha frequentati, conosceva quella cultura. Falcone ha sacrificato molto della sua vita per combattere la mafia, vivendo blindato, quasi carcerato. Ha fatto tutto questo solo per semplice spirito di servizio, senza mai un dubbio o una ripensamento di abbandonare questa lotta.

Oggi è doveroso fermarsi, certo, a commemorare Giovanni Falcone, ma soprattutto a riflettere, dare un senso alle sue azioni, parole e insegnamenti, e recuperarle dentro di noi. Altrimenti sarà tutto vano. Falcone era fermamente convinto che “la mafia non è affatto invincibile”, “è un fatto umano” e come tale “ha un inizio ed una fine”. In questo messaggio Falcone ci insegna che in ognuno di noi ci sono forze malefiche e benefiche, che ci ritroviamo sempre davanti, che si attivano a seconda del nostro atteggiamento. Questa sua consapevolezza è un insegnamento per tutti noi, che sopravvive a Falcone stesso, ci dice di conoscere, quasi ci incita a confessare i nostri limiti, il nostro Inferno. Solo ammettendo il male (mafia) come fatto umano è possibile svuotarlo di quella energia e quindi educarci ai valori positivi e collettivi. L’uomo di mafia è prima di tutto uomo, che vive una fase dannata, chiusa nell’egoismo, non curante della sacralità della vita e della natura. Uomini che vivono in preda ad un istinto animale e in separazione da Dio. Falcone col suo sacrificio e la sua testimonianza ci lascia un monito, una via di uscita ed una speranza.

La via di uscita di Falcone è scritta chiara in una delle sue frasi più pregnanti: “occorre compiere fino in fondo il proprio dovere, qualunque sia il sacrificio da sopportare, costi quel che costi, perché è in ciò che sta l’essenza della dignità umana.” È senza dubbio una frase che fa venire la pelle d’oca. Il suo “qualunque sacrificio da sopportare” non va necessariamente inteso come perdere la vita, piuttosto come rinuncia, quello sì.

Il “male” non consiste solo nell’ingannare il popolo, prendere tangenti, ricattare, minacciare, occupare e delinquere in ruoli politico-amministrativi, fino ad uccidere. Il male sta nell’atteggiamento col quale noi tutti affrontiamo questi aspetti della vita. Il male supremo sta in ognuno di noi quando eludiamo la nostra responsabilità sociale, in quel momento secondo Falcone non stiamo compiendo il nostro dovere e perdiamo la dignità umana. A venticinque anni dalla sua scomparsa possiamo facilmente scorgere intorno a noi l’incontinenza dell’uomo malvagio e furbo, che ruba, froda ed inganna con furbizia e lo fa solo per sé, per accumulare o sprecare ogni bene materiale, per brama insaziabile di potere sul suo simile. Possiamo scorgere la violenza, la superbia, il potere espressione di una emotività volgare.

Con umiltà, noi della Scelta Buona abbiamo fatto queste riflessioni ed abbiamo voluto ricordare così Giovanni Falcone, un eroe che è tale perché i suoi valori sono immortali, una persona che attraversa lo spazio ed il tempo indicandoci da dentro, con la sua voce ferma e dolce, che bisogna stare dalla parte della legge, dei valori di onestà. Se amiamo Giovanni Falcone, se amiamo quella sua parte religiosa che è in ognuno di noi, compiamo il nostro dovere e, sacrificando qualche scorciatoia, conquistiamo la dignità umana.

 

Enzo Bartalotta

Presidente di La Scelta Buona

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Quell’oltraggio a Libera che fa male come la mafia /2017/03/21/quelloltraggio-a-libera-che-fa-male-come-la-mafia/ /2017/03/21/quelloltraggio-a-libera-che-fa-male-come-la-mafia/#comments Tue, 21 Mar 2017 09:52:23 +0000 /?p=13721 NOCI – Quello che è successo a Locri, piccola cittadina calabrese, non può e non deve rimanere sottaciuto. A Locri è in corso, così come in altre 4000 città in tutta Italia, la XXII Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, promossa da Libera e Avviso Pubblico, in collaborazione con la Rai Responsabilità Sociale, Conferenza Episcopale Calabra e con il patrocinio del Comune di Locri e sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica.

Le scritte apparse sui muri del vescovado e in qualche altro angolo della città all’indomani dell’incontro tra don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, ed il presidente della repubblica Sergio Mattarella, ha colpito la città come una pugnalata. I clan rivendicano il proprio ruolo sul territorio. “Qui comandiamo noi”, e allora i messaggi dispregiativi e offensivi rivolti a don Ciotti: “Più lavoro, meno sbirri”, ed ancora “Don Ciotti sbirro”. I messaggi sono stati subito rimossi grazie al tempestivo intervento del comune di Locri che, sindaco in testa, ha stampato un contromanifesto “Orgogliosamente sbirri per il cambiamento”.

Don Ciotti ha preferito affidare ad un comunicato di Libera il suo messaggio: «Siamo i primi, da sempre, a dire che il lavoro è necessario, anzi che è il primo antidoto alle mafie. Ma che sia un lavoro onesto, tutelato dai diritti, non certo quello procurato dalle organizzazioni criminali. Gli “sbirri” – che sono persone al servizio di noi tutti – sarebbero meno presenti se la presenza mafiosa non fosse così soffocante. Questi vili messaggi – vili perché anonimi – sono comunque un segno che l’impegno concreto dà fastidio. Risveglia le coscienze, fa vedere un’alternativa alla rassegnazione e al silenzio.
Noi è con questa Calabria viva, positiva, che costruiamo, trovando in tante persone, soprattutto nei giovani, una risposta straordinaria, una straordinaria voglia di riscatto e di cambiamento».

Clan provincia Bari 2016
Clan provincia Bari 2016

 

LA MAFIA DI CASA NOSTRA – Libera non è lontana da qui, anzi è molto più vicina di quanto si pensi. Proprio il 16 marzo scorso si è aperta una nuova sede nella vicina Conversano, perché la mafia è presente anche qui. In Puglia la mafia ha molteplici nomi, ma non per questo è meno pericolosa. Diverse sono le organizzazioni criminali che dal tavoliare al salento tengono in ostaggio il territorio per il controllo del mercato della droga ed il traffico di armi. In terra di capitanata è la Società Foggiana a dettare le regole. A San Severo il fortino del clan Notarangelo e risoluzioni a colpi di lupara che l’hanno resa, secondo La Stampa di Torino, la mafia più cattiva d’Italia. In terra di Bari vi è una grossa frammentazione di diversi clan che non solo si contendono la città capoluogo ma addirittura tutta la provincia toccando anche i comuni di Conversano, Gioia del Colle, Putignano e Monopoli. A Bari con diramazioni in provincia sono presenti 14 clan: il clan Dello Russo-Ficco (Terlizzi); il clan Cipriano-Conte-Cassano (Bitonto); il clan Strisciuglio-Di Cosola-Conte-Zonno (Palo del Colle); il clan Di Cosola (Adelfia, Bitritto, Capurso, Cellamare, Sannicandro di Bari, Santeramo in Colle e Valenzano); il clan Dambrosio-Loiudice (Altamura); il clan Mangione-Gigante-Matera (Gravina in Puglia); il clan Zonno (Grumo Appula e Toritto); il clan Stramaglia (Gioia del Colle, Acquaviva delle Fonti, Valenzano, Capurso, Cassano delle Murge, Santeramo in Colle); il clan Capriati (Modugno, Binetto e Grumo Appula); il clan Strisciuglio (Noicattaro, Rutigliano, Giovinazzo); il clan Misceo (Noicattaro); il clan Palermiti (Casamassima, Capurso, Cellamare, Noicattaro e Triggiano); il clan Parisi (Modugno, Triggiano, Noicattaro, Cellamare, Capurso, Monopoli, Putignano); il clan Diomede-Mercante a Modugno. Nel leccese è la Nuova Sacra Corona Unita a dettare le regole. Chi pensava fosse morta sul finire degli anni novanta con l’arresto dei soggetti più importanti ora dovrà fare i conti con le nuove generazioni.

Ecco perché quello che è successo a Locri non può considerarsi lontano da noi. Quelle scritte sui muri, quell’oltraggio a Libera e a tutte le forze di polizia, fanno male ad una società civile sana, che proprio nel lavoro vede il suo punto di forza, nel rispetto delle istituzioni e della legge. Rendere oggi omaggio a tutte le vittime innocenti della mafia diventa non solo un obbligo morale, ma segno di rispetto per chi si guadagna da vivere con un lavoro onesto e non a colpi di pistola.

(foto ANSA)

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