LEGGI NOCI » genitori Sun, 27 Aug 2017 10:55:21 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.3.11 /wp-content/uploads/2015/11/cropped-logo-ico-quilia-32x32.png » genitori 32 32 Blue Whale, i genitori vigilino sui figli /2017/05/21/blue-whale-i-genitori-vigilino-sui-figli/ /2017/05/21/blue-whale-i-genitori-vigilino-sui-figli/#comments Sun, 21 May 2017 05:31:38 +0000 /?p=14898 NOCI – Che la pubblicizzazione dei suicidi da parte dei mass media potesse suscitare comportamenti imitativi nel grande pubblico lo sapevamo già dal lontano 1774 quando la diffusione del romanzo di Goethe, I dolori del giovane Werther, vide lo spopolare di una nuova moda: in molti cominciarono a vestirsi e a comportarsi esattamente come il personaggio del racconto. Qualcuno si uccise anche, rispecchiando ed emulando la sofferenza di Werther che, innamorato di una donna ma non corrisposto, mise volontariamente fine alla sua vita sparandosi alla testa.

Il sociologo Durkheim così, aveva riempito scaffali copiosi della letteratura psicologica affermando che il suicidio si può comunicare per contagio da una persona all’altra. E a distanza di decenni, la sua tesi regge più forte che mai.

A balzare agli onori della cronaca infatti è il terrificante gioco online che ha condotto alla morte già 157 adolescenti. Si chiama Blue Whale ed è nato in Russia ma si è presto diffuso in Francia, in Gran Bretagna, in Brasile e pare essere arrivato anche in Italia. Sebbene alcuni siano convinti di essere alle prese con una notizia commediante e non credono alle dichiarazioni rilasciate dai genitori di figli deceduti pensando, al contrario, di non avere sicuri e comprovati collegamenti tra realtà e supposizioni, il fenomeno non può non essere approfondito con le dovute attenzioni che merita.

Il gioco si caratterizza di livelli a difficoltà crescente appositamente studiato da manipolatori adibiti a dettare le regole di svolgimento. Per cinquanta giorni il “curatore” che segue l’andamento del passatempo infernale di ciascuno, prescrive il comportamento da adottare quotidianamente e che consiste ad esempio nel tagliarsi la mano, farsi incisioni a sangue sul corpo, disegnarsi sul braccio balene blu, guardare pellicole horror, uscire di notte e vagare per la strada. La spirale diabolica continua in questo modo con prove da superare sempre più irrazionali fino a che il “tutor” comunica la data in cui il giocatore deve suicidarsi lanciandosi dal palazzo più alto della città. C’è di più, l’ultimo livello del gioco deve essere filmato da qualcuno e trasmesso in rete.

Trattasi, in maniera lapalissiana, di un gioco malato quanto potentissimo che riesce a far leva sui meccanismi mentali più fini dell’essere umano e che coinvolge ragazzini dai 9 ai 17 anni volenterosi di superare ogni livello per poter diventare “eroi” all’interno della community virtuale.

Al di là di ogni sensazionalismo, il monito che assurge ad imperativo è quello rivolto ai genitori di bambini e adolescenti che devono vigilare e controllare continuamente link, siti e cronologie sui pc e sui telefoni dei propri figli. Il gioco infatti ordina di non parlare con nessuno per cui importantissimo diventa osservare e captare comportamenti e dettagli di comportamenti anomali di questi ragazzi che sin da piccolissimi hanno troppa possibilità di accesso alla rete.

Il caso del suicidio a Livorno di poche settimane fa palesemente collegato al Blue Whale invita ancora maggiormente a prestare una inesorabile opera di sorveglianza da parte degli adulti.

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Era parkour, tutti assolti /2017/05/13/era-parkour-tutti-assolti/ /2017/05/13/era-parkour-tutti-assolti/#comments Sat, 13 May 2017 05:45:53 +0000 /?p=14769 NOCI – “Assolti perché il fatto non sussiste”. È la decisione assunta dal giudice del Tribunale per i Minori a seguito dell’udienza preliminare svoltasi a Bari l’8 maggio scorso in merito alla vicenda dei parkouer accusati di furto aggravato in concorso.

Tutti assolti con formula piena dunque i ragazzi che la sera dell’epifania del 2016 furono fermati dai carabinieri della stazione locale perché, a seguito di formale denuncia, furono individuati come ladri d’appartamento. I cinque ragazzi, di cui quattro minorenni all’epoca dei fatti, sono stati difesi dall’avv. Giuseppe Sgobba che è riuscito a documentare il vero motivo per cui i ragazzi quella sera si trovavano sul tetto dell’abitazione di via San Giovanni.

Dagli atti processuali emergerebbe che in effetti i ragazzi già da diverso tempo praticavano, anche di giorno, attività di parkour, ovvero uno sport estremo che vede il salto da un tetto all’altro senza protezioni. Attività sportiva molto particolare che ha fatto rimanere sulla graticola per un anno i diretti interessati e le loro famiglie.

Soddisfatti i genitori. «Hanno fatto passare i nostri figli come dei criminali – dice una mamma dei ragazzi coinvolti – con la sentenza di oggi, grazie al lavoro svolto dall’avv. Sgobba, possiamo riaffermare che i nostri figli sono dei bravi ragazzi e che non hanno fatto nulla di male. Accusare qualcuno solo perché si sentono degli schiamazzi notturni non è affatto bello. Abbiamo passato un anno in costante tribolazione per non parlare della gente che ci evitava e che parlava alle nostre spalle. Noi abbiamo sempre sostenuto che i nostri ragazzi fossero innocenti e che non fossero dei ladri. Oggi ne abbiamo avuto, casomai ce ne fosse stato bisogno, ulteriore conferma».

Dopo il dispositivo di sentenza si rimane in attesa delle motivazioni che hanno indotto il giudice a decidere per l’assoluzione dei cinque giovani.

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Gli open day delle scuole nocesi /2017/01/12/gli-open-day-delle-scuole-nocesi/ /2017/01/12/gli-open-day-delle-scuole-nocesi/#comments Thu, 12 Jan 2017 06:56:03 +0000 /?p=12595 NOCI – È tempo di guardare al futuro per gli istituti scolastici nocesi. Con gennaio, oltre alla neve, arrivano anche gli open day, vale a dire delle giornate in cui le scuole aprono le proprie porte alle famiglie che desiderano ricevere informazioni sull’istituto, permettendone anche la visita dell’edificio. Tale iniziativa, inoltre, consente alle varie scuole la presentazione dell’offerta formativa, i vari progetti e i vari corsi che verranno svolti durante l’anno. Anche nella nostra cittadina è tempo di open day.

A giocare d’anticipo tra le due scuole medie è l’Istituto Comprensivo “Pascoli – 1° Circolo”, presentandosi alle famiglie già dal 18 dicembre scorso. Per chi se lo fosse perso, il prossimo appuntamento è fissato per domenica 15 gennaio dalle ore 10.00 alle ore 12.00, dove sarà possibile conoscere le attività della scuola media “Pascoli”.

Molto ricco è invece l’open day dell’Istituto Comprensivo “Gallo – Positano 2° Circolo”. Il 14 gennaio, a partire dalle 9.30, le porte della scuola media “Gallo” saranno aperte a tutti i genitori delle classi quinte della scuola primaria. Mercoledì 18 gennaio dalle 16.00 alle 18.00 sarà, invece, possibile scoprire l’offerta formativa musicale dell’istituto e sarà possibile assistere all’esibizione degli alunni di strumento. Mercoledì 24 gennaio, dalle 16.00 alle 18.00, la scuola si trasformerà in un “Laboratorio di Scienze e Italiano”, dove i ragazzi illustreranno attività sperimentali e modelli scientifici. Inoltre, sabato 28 gennaio, a partire dalle ore 10.00, si terrà un seminario dal titolo “Internet: cosa c’è dietro”. Infine, lunedì 30 gennaio, dalle 10.00 alle 13.00, si svolgeranno “Le Olimpiadi del Comprensivo” fra gli alunni della quinta primaria e della prima secondaria.

Per quanto riguarda le scuole superiori nocesi, è l’I.I.I.S. “Agostino Agherbino” la prima a presentare la propria offerta formativa, attraverso lo spettacolo di musica e cabaret “Comici di Famiglia” dell’Associazione culturale di arte e spettacolo “Il Talento Nasce al Sud”, tenutosi lo scorso 16 dicembre all’interno dell’aula magna. Per il 2017, sono tre gli appuntamenti dell’istituto professionale, vale a dire domenica 15, 22 e 29 gennaio, in cui la sede nocese presenterà ai genitori gli indirizzi “Elettronico”, “Abbigliamento e Moda”, “Aziendale/Turistico” e “Servizi Sanitari”.

Diversa è l’offerta formativa del Liceo “Leonardo da Vinci”, che sarà presentata al pubblico nelle domeniche del 22 e 29 gennaio e del 5 febbraio 2017. Il liceo nocese, con i due settori scientifico e scienze umane, offre, per l’anno in corso, l’indirizzo sportivo, artistico e linguistico da integrare ai due settori già esistenti, e torna l’opzione “Economico Sociale” per il solo percorso umanistico.

Sono tante, quindi, le iniziative intraprese dei vari istituti nocesi. Ora tocca agli studenti scegliere l’istituto che più si addice alle proprie passioni o quello che suscita in loro un maggiore interesse.

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Dipendenze e cyberbullismo, perché i genitori devono sapere /2016/12/22/dipendenze-e-cyberbullismo-perche-i-genitori-devono-sapere/ /2016/12/22/dipendenze-e-cyberbullismo-perche-i-genitori-devono-sapere/#comments Thu, 22 Dec 2016 18:32:10 +0000 /?p=12279 NOCI – «Signori voi siete delle teste di casco». Non è una battuta ma l’appellativo con cui il presidente dell’associazione no profit Vivilastrada.it Tonio Coladonato si è rivolto ai genitori durante il convegno “Prevenzione delle patologie più diffuse fra gli adolescenti e cyberbullismo” organizzato dall’istituto S.M. Pascoli 1° Circolo e svoltosi martedì al chiostro di San Domenico.

È stato uno dei pochi incontri a Noci che ha avuto come interlocutori non gli studenti ma bensì i loro genitori. Al tavolo dei relatori professionisti di ogni settore che hanno dato il loro contributo per affrontare temi molto dibattuti nella società ma a quanto pare poco discussi all’interno delle famiglie. Il tema della sicurezza stradale, appunto, è uno di questi. Tonio Coladonato ha fornito una sintesi dettagliata di come, durante il progetto “Dal banco alla strada”, sono i ragazzi stessi a raccontare le malefatte dei propri genitori. Non allacciare le cinture di sicurezza, messaggiare al cellulare mentre si guida, distrarsi, fumare, sono tra le maggiori cause di incidente stradale e gli studenti imparano dai propri genitori questo tipo di atteggiamenti. Ed allora sembra palese che debbano essere gli adulti che per primi debbano fornire il buon esempio. Da qui la frase: «Signori siete delle teste di casco».

Parole dure quelle utilizzate da Coladonato: «Non prendetevela con le forze dell’ordine quando sequestrano la moto ai vostri figli, non prendete sottogamba la situazione, e non ingiuriate gli uomini in divisa quando sequestrano la patente ai vostri figli. Se lo fanno è perché in quel momento il delinquente è vostro figlio». Sull’abuso di alcool alla guida toccante è la testimonianza di Piero Console vittima lesa della strada. Console racconta il suo calvario, la difficoltà nel riprendere una vita normale dopo l’incidente.

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Ma oltre la questione sicurezza stradale vi è anche la parte che riguarda le nuove dipendenze. Fondamentale risulta allora l’intervento di Lorita Tinelli nella doppia veste di assessore comunale e psicologa. Tinelli spiega all’uditorio il proprio lavoro condotto una decina di anni fa intitolato “La cultura dello sballo” dal quale ha acquisito una serie di dati che evidenziavano come i fattori di rischio raggiungevano il picco nei 17enni. Dopo cinque anni l’età più vulnerabile per i giovani che iniziavano ad approcciarsi ad alcool e droga si era abbassata a 14 anni. «Se dovessimo ripetere oggi il test – spiega la psicologa – ci troveremmo una situazione ancora diversa». Ma alcool e droga non sono le sole dipendenze, negli ultimi anni se ne sono aggiunte altre. Tinelli spiega come anche internet, sesso, shopping, gioco e cellulare hanno creato delle nuove dipendenze con comportamenti compulsivo-impulsivi che si pongono come obiettivo quello di soddisfare un bisogno nell’immediato. L’esempio più importante esposto da Lorita Tinelli è la sindrome di Hikikomori, ovvero l’atteggiamento assunto da alcuni ragazzi che si chiudono in stanza per chattare o rimanere perennemente collegati a internet rifiutando qualsiasi interazione fisica col mondo esterno. Il consiglio ultimo di Tinelli è un appello rivolto ai genitori, poi assunto da tutti i relatori, «di controllare i propri figli, parlare con loro, mantenere un dialogo aperto».

Luigi De Stefano - Polizia di Stato
Luigi De Stefano – Polizia di Stato

Si allaccia al tema delle dipendenze, ed in modo particolare alle tossico dipendenze, Martino Trisolini, medico al SERT di Putignano, con esperienza trentennale alle spalle. Trisolini fa una disamina molto accurata delle tossicodipendenze e delle future conseguenze che queste procurano sia alla mente che al fisico dei giovani pazienti. Purtroppo il finale non è quello descritto dalle favole: «non si ha la certezza, anche dopo un programma di recupero, – dichiara Trisolini – di essere completamente liberi dalla dipendenza». Infine è l’esperto di investigazioni informatiche presso la Polizia di Stato Luigi De Stefano ad illustrare i pericoli della rete internet e le trappole in cui possono cadere gli adolescenti, ma anche gli adulti. Come fa un pedofilo ad adescare minori tramite il web e perché i ragazzi a scuola anziché sedare una rissa tra coetanei la filmano col cellulare.

Un esperimento più che un incontro vista l’esigua presenza di adulti, ma il lavoro della scuola, la dedizione dimostrata dalle insegnanti Domenica Guagnano e Dora Intini, non devono fermare questo processo comunicativo. I genitori devono conoscere e, allo stesso tempo, sapersi rapportare con i figli. Un invito quindi agli adulti a presentarsi in futuro sempre più numerosi a questo genere di iniziative.

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Italiani-mammoni: le cause della dipendenza /2016/12/11/italiani-mammoni-le-cause-della-dipendenza/ /2016/12/11/italiani-mammoni-le-cause-della-dipendenza/#comments Sun, 11 Dec 2016 06:40:17 +0000 /?p=12002 NOCI – L’Eurostat ha sentenziato: gli italiani sono tra i più mammoni d’Europa. Ebbene sì, staccarsi dalla famiglia di origine in nome dell’indipendenza e dell’autogestione perviene ad argomento dibattuto caldamente nell’attuale periodo storico.

In Italia, il 67,3% di coloro che hanno tra i 18 e i 34 anni vive beatamente sotto il tetto di casa di mamma e papà. Secondo solo alla Slovacchia, il nostro paese sembra staccare di ben 20 punti la media europea pari al 47,9%. C’è di più: l’analisi sociologica dell’Ufficio Statistico dell’Unione Europea ha evidenziato come il fenomeno cresca vistosamente nella fascia di età compresa tra i 25 e i 34 anni (cioè quando gli studi sarebbero completati e si dovrebbe intraprendere un’attività professionale) e tra i maschi che si contano essere il 73,6% del totale.

Ma quali i motivi del cordone ombelicale che fatica ad essere rescisso?

Probabilmente la difficoltà ad inserirsi nel mondo del lavoro assurge a precipuo fattore. Pare ovvio, d’altronde, che la scarsa offerta ventagliata da parte del settore occupazionale ai giovani adulti (pure brillantemente titolati) o la precarietà dell’incarico stesso magari ottenuto, non permettono di spiccare il volo, non permettono di vivere autonomamente, non permettono nemmeno di compare casa. Affitti troppo salati, costi esageratamente alti degli immobili e prezzi paurosamente elevati persino sulle etichette dei prodotti nei supermercati, conducono facilmente a rinunciare a qualsiasi tentativo di emancipazione.

Ma attenzione, ad onor del vero va rammentato che numerosi sono i casi di coloro i quali si dicono professionalmente realizzati e che pure persistono nell’abitare in casa dei propri genitori. La subordinazione, in molte altre situazioni, si fa quindi affettiva.

Alla comprensione di tale evidenza ci viene in soccorso la letteratura psicologica: la relazione di attaccamento tra madre e figlio è quella che decreta le forme della personalità di ciascuno nonché la qualità dei rapporti futuri del nuovo nato. La genitrice, mondo unico e solo del bambino, conosce naturalmente i tempi che dettano il processo di separazione prima e di differenziazione dopo del piccolo, sa quando è il momento di cominciare gradualmente a slegarsi. Mamme invadenti e irregolarmente protettive che non danno vita per incapacità o pigrizia a questo corso ordinario vitale, non consentono alla prole la riuscita positiva dello sviluppo individuale, emettendo la condanna di eterna dipendenza.

Quale che sia la spiegazione cucita su ciascun singolo accidente, appare chiaro che necessità e convenienza si fondono e si confondono non lasciando intravedere quasi mai spiragli di autarchia.

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Ansia da separazione: il primo giorno di scuola /2016/09/18/ansia-da-separazione-il-primo-giorno-di-scuola/ /2016/09/18/ansia-da-separazione-il-primo-giorno-di-scuola/#comments Sun, 18 Sep 2016 05:47:55 +0000 /?p=10340 NOCI – Quella appena trascorsa può definirsi una settimana altamente impegnata nonché satura di novità per tutti i bambini più o meno cresciuti che hanno cominciato l’anno scolastico tra entusiasmo e lamentele.

Se scuole elementari e medie vedono i propri banchi occupati da ragazzi alle prese con compitazione preannunciata e affrontata con capacità critica e maturità nelle relazioni, è all’asilo che si verifica sempre il trauma maggiore: per la prima volta in assoluto infatti, piccoli scolaretti si accingono ad una realtà non desiderata che li costringe ad allontanarsi dalle mura domestiche (le uniche che conoscono) per vivere in un ambiente estraneo senza mamma e papà come ombra.

Ci sono i coraggiosi che varcano la soglia della scuola felici e spensierati e ci sono i timidoni che si lanciano in pianti infiniti a rivendicare un cordone ombelicale che non deve essere rescisso.

Conosciuta come “ansia da separazione”, si tratta di un disagio piuttosto frequente nei bambini, una intensa paura del distacco che giustappunto si materializza in momenti importanti della loro vita, esattamente come il primo giorno di scuola o di asilo. Una fase fisiologica e naturale che non deve allarmare i genitori: al contrario, si comprende che c’è un buon attaccamento tra madre/padre e figlio e agita quest’ultimo perché timoroso di sperimentare un vissuto abbandonico.

I piccoli vanno tranquillizzati, preparati psicologicamente alla separazione, non sgridati e aiutati a verbalizzare le loro emozioni. D’altro canto i genitori devono mostrarsi sereni al fine di non trasmettere essi stessi ambiguità ed ansia. Mamma e papà per primi hanno bisogno di lavorare sulla consapevolezza che al proprio bambino va lasciata la mano sicuri di ritrovarla poi al suono della campanella.

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Due 13enni nocesi tentano vacanza a Lecce all’insaputa dei genitori /2016/08/07/due-13enni-nocesi-tentano-vacanza-a-lecce-allinsaputa-dei-genitori/ /2016/08/07/due-13enni-nocesi-tentano-vacanza-a-lecce-allinsaputa-dei-genitori/#comments Sun, 07 Aug 2016 14:58:35 +0000 /?p=9611 NOCI – Hanno detto ai propri genitori di andare a casa degli amici e invece volevano trascorrere la giornata a Lecce. Ci erano quasi riusciti due 13enni nocesi che volevano trascorrere una giornata nel capoluogo salentino tenendolo nascosto alle famiglie, fino a quando però non si sono imbattuti in due poliziotti in borgese.

La notizia giunge direttamente da Lecce. Secondo le cronache locali il 5 agosto scorso due 13enni nocesi erano riusciti a prendere un treno e raggiungere la città barocca. Intorno alle 14 era giunto il momento di rientrare a casa ma non sapendo trovare la stazione si sono imbattuti in due agenti della Digos in borgese che si trovavano a due passi dalla Questura di Lecce. Gli agenti avrebbero si fornito indicazioni, ma insospettitosi dalla giovanissima età dei due turisti non accompagnati, gli avrebbero invitati ad entrare in Questura. Si è scoperto così che i due minorenni erano in gita a Lecce all’insaputa dei genitori con l’intento di rientrare in giornata per non dirgli nulla.

Dall’altra parte le due famiglie erano convinte che i propri figli erano a casa di un amico comune a Noci. Difatti sono rimasti stupiti quando i poliziotti hanno chiamato alle rispettive abitazioni invitando i genitori a riprendere i propri figli dal capoluogo salentino. Fortunatamente la vicenda si è conclusa nel migliore dei modi con i 13enni nocesi rientrati a casa assieme ai propri genitori.

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“Bullismo e Cyber-bullismo”: genitori fungano da esempio /2016/04/21/bullismo-e-cyber-bullismo-genitori-fungano-da-esempio/ /2016/04/21/bullismo-e-cyber-bullismo-genitori-fungano-da-esempio/#comments Thu, 21 Apr 2016 07:59:45 +0000 /?p=7503 NOCI – Si è sempre sentito parlare di bullismo, ma nella società odierna dominata da un’assenza di valori e da una forte concorrenza, caratterizzata da una continua lotta volta a dimostrare chi sia il più forte, urge una radicale presa di coscienza, in particolare da parte degli adulti, in modo da consentire ai ragazzi di vedere nei genitori degli esempi di gentilezza, rispetto e bontà verso il prossimo.

È stato proprio questo l’obiettivo del convegno organizzato dall’istituto di istruzione secondaria “L. da Vinci- G. Galilei” lo scorso martedì 19 aprile presso l’auditorium dei due licei di Noci, dal titolo “Bullismo e Cyber-bullismo”, al quale hanno preso parte numerosi ospiti, come i parroci don Peppino Cito e don Vito Gentile, il luogotenente dei carabinieri Lorenzo Zaccaria, Anna Maria Conte, assistente sociale e responsabile del settore socio-culturale del Comune di Noci, e il capitano Fabio Di Benedetto, comandante della compagnia carabinieri di Gioia del Colle.

A presentare gli ospiti è stata la prof.ssa Antonella Fiore, succeduta dall’intervento della dirigente scolastica Rosa Roberto, la quale ha introdotto la tematica affermando: «Il bullismo è un’emergenza poiché provoca conseguenze disastrose sulla vita dei ragazzi che ne restano segnati a vita. Il problema risiede specialmente nelle scuole di primo e secondo grado, poiché crescendo i ragazzi possono dar vita ad episodi molto pericolosi».

Per concretizzare l’idea del bullismo, è stato mostrato un cortometraggio intitolato “Mind the gap” (Attenzione al vuoto), realizzato dagli alunni della classe IV A del Liceo Scientifico e raffigurante i tratti distintivi di questa problematica, cioè la sistematicità delle persecuzioni, l’intenzionalità, la premeditazione, l’asimmetria del potere, ma soprattutto il gesto della massa rappresentato da un rossetto, simbolo di libertà di scelta di essere se stessi.

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A concludere la serata è stato il prezioso e dettagliato intervento del capitano Di Benedetto, al quale è seguito un acceso dibattito tra ragazzi, genitori ed insegnanti. Di Benedetto ha illustrato le differenze tra il bullismo e il cyber bullismo, quest’ultimo favorito dall’affermazione sempre più crescente degli smartphone e dei social networks, ed ha riportato numerosi esempi realmente accaduti per facilitare la comprensione ai presenti dell’urgenza d’intervento da parte di genitori ed insegnanti al fine di tutelare i ragazzi. Un prezioso messaggio che il capitano ha voluto trasmettere ai presenti è stato: «la società è in declino, si litiga per tutto e si sta perdendo il senso della famiglia, il vero fulcro della società; in questo modo ai ragazzi viene meno il senso di rispetto verso i più grandi e si sfocia inevitabilmente in episodi estremi come questi».

Dunque, spetta ai grandi essere un valido esempio per le generazioni future, contribuendo a ridare valore a questa società divenuta apatica.

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Mamma, papà, voi non capite… /2016/03/28/mamma-papa-voi-non-capite/ /2016/03/28/mamma-papa-voi-non-capite/#comments Mon, 28 Mar 2016 05:42:24 +0000 /?p=7071 NOCI – Ma perché mamma e papà non capiscono? Hanno sempre da ridire: sui vestiti, sulle mie preferenze, sugli amici da frequentare, su quando e dove uscire. Sono nati vecchi, ma li hanno mai avuti 12 anni? Sono mai stati adolescenti? Basta che stanno loro in compagnia, basta che criticano gli altri, contenti solo di stare al telefono con chi vogliono loro. Cioè, veramente, mi sembrano dei viziati, sicuramente incapaci di ascoltarmi. Per fortuna i soldi me li danno. Ecco, intorno ai 12 anni succedono tre cose:

– La prima è una tragedia vera e propria. Non siamo più bambini spensierati, bambini inconsapevoli di sé stessi, che giocano e basta, che si possono buttare tra le braccia di mamma o papà, che ancora vogliono dormire nel lettone, che li distrai con niente. Quella felice età dell’inconsapevolezza ci abbandona, definitivamente. Qualcosa in noi ci dice che sta avvenendo un passaggio irreversibile e quella beata fanciullezza tramonta, per sempre. È un fatto pesante da accettare.

– Contestualmente avviene una seconda cosa, il nostro corpo si trasforma e si apre alla sessualità. I nostri organi sono capaci di riprodurre ed a noi, poco più che bambini, questo ci scuote, ci spaventa. Allo stesso tempo subiamo una tempesta ormonale che un uragano al confronto è niente, rispetto allo scombussolamento emotivo che viviamo. Come si fa a contenere quegli impulsi sessuali, che nemmeno conosciamo? Siamo disorientati e soli. Profondamente soli. Perché se pure i compagni, o qualche insegnante, o qualche genitore più responsabile ci parla e ci spiega, siamo comunque incapaci di comprendere del tutto quanto ci viene detto, semplicemente perché è tutto così nuovo e strano per noi. In questa fase avremmo bisogno di empatia, di vicinanza. Avremmo bisogno di genitori capaci di entrare nei nostri inquieti sentimenti, senza agitarli ulteriormente.

– Infine succede una terza cosa, cominciamo piano piano a diventare coscienti di noi stessi, cominciamo a chiederci chi siamo. È in questa fase che abbiamo bisogno di identificarci, prendendo le distanze dagli altri, per comprendere meglio noi stessi. E qui ancora difficoltà, perché spesso i nostri bizzarri tentativi di affermare, anche per tentativi, un qualche tratto della nostra personalità, puntualmente qualcuno viene a castrarci, per omologarci alla collettività.

In questa profonda e sconvolgente trasformazione, purtroppo, vedo i miei genitori impreparati. Se solo fossero stati accompagnati nella fase della loro adolescenza, come vorremmo esserlo noi, forse adesso saprebbero cosa fare. E invece giù, con frasi fatte come “il genitore è il mestiere più difficile al mondo”. Mamma e papà, un mestiere, mi pare, è una cosa per cui si è pagati. Invece il genitore è un ruolo privilegiato, vuol dire che la vita ti ha dato la possibilità di onorare una responsabilità, la possibilità di crescere e maturare insieme ad un’altra persona, me, venuta al mondo grazie a te. E se anche il mio arrivo fosse stato un errore, a maggior ragione ritenetevi fortunati, perché avete la possibilità di recuperare. Tra un po’ prenderò il volo e tutto quello che davvero conta, e che porterò in dote ai miei figli, è l’immagine di voi che saprete darmi adesso.

Forza mamma, forza papà.

 

(foto fonte: www.deejay.it)

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