LEGGI NOCI » femminicidio Thu, 25 Jan 2018 09:23:45 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.3.15 /wp-content/uploads/2015/11/cropped-logo-ico-quilia-32x32.png » femminicidio 32 32 Un muro rosa contro la violenza sulle donne /2017/11/22/un-muro-rosa-contro-la-violenza-sulle-donne/ /2017/11/22/un-muro-rosa-contro-la-violenza-sulle-donne/#comments Wed, 22 Nov 2017 06:56:55 +0000 /?p=18165 NOCI – La storia di Federica De Luca è la storia di una trentenne, laureata in lingue, arbitro di pallavolo della sezione di Taranto, madre del piccolo Andrea, con l’unica colpa di aver amato chi amore non avrebbe meritato. È una storia di dolore, distruzione, violenza. E la violenza, avrebbe scritto Oscar Wilde, è tra quei pochi fatti che non si possono eliminare a forza di spiegazioni. Nulla che si possa spiegare, giustificare, comprendere o compatire. Tutto ciò che si può fare è parlarne, diffondere le storie, far toccare con mano alla gente il dolore affinché tali tragedie possano non ripetersi. È questo il nobile obiettivo che la FIPAV ha deciso di perseguire, indicendo la “Settimana di Federica”, dal 20 al 26 novembre, legandosi alle iniziative per la giornata mondiale contro la violenza sulle donne che si celebra il 25.

La società di pallavolo nocese, la Real Volley Noci, ha scelto di aderire organizzando un convegno denominato “Facciamo muro contro la violenza” (in collaborazione con l’agenzia di comunicazione sportiva “Sport in Progress”, il Centro Antiviolenza “Andromeda” e con il patrocinio del Comune di Noci) svoltosi lunedì 20 novembre, presso il chiostro di San Domenico. Presente all’evento, presentato dalla giornalista Maura Carrelli, la mamma di Federica: Rita Lanzon. Madre e nonna che ha dovuto trovare tanta forza dentro di sé, per raccontare di quel tragico 7 giugno 2016, che le ha tolto, prepotentemente e per sempre, figlia e nipote.

Rita racconta di una figlia forte, determinata e motivata, innamorata di un uomo, Luigi, con il quale aveva avuto il piccolo Andrea. La vita con il marito era divenuta sempre più difficile per Federica, che iniziò a sospettare di quei suoi appuntamenti di lavoro, che di lavoro non erano e che dovette fare i conti con una denuncia da parte di una ragazza per tentato stupro per mano del suo Luigi. Quando i sospetti divennero certezza, Federica chiese la separazione. Luigi, l’uomo che amava, il padre di suo figlio, decise di risposta di massacrarla. Rita racconta, con un dolore indicibile nella sua voce, di sua figlia picchiata e soffocata. L’uomo avrebbe poi lasciato la casa, preso il piccolo di tre anni, portandolo in un’abitazione di campagna e qui, con un colpo di pistola in testa, gli ha tolto la vita per poi spararsi con la stessa arma.

A Rita non resta più nulla, se non la voglia e il bisogno di battersi per diffondere un messaggio importante, quale quello di lotta alla violenza e all’omertà, all’indifferenza di chi vede e tace, che parimenti uccide. Attorno alle sue parole si stringe il ricordo di Federica espresso da Mimmo Traversa, arbitro storico della pallavolo. Tra i presenti, al tavolo di discussione sul tema, vi è la dott.ssa Lorita Tinelli, psicologa e assessore allo sport del Comune di Noci, che porta all’attenzione una serie di numeri sconvolgenti sulla diffusione del fenomeno del femminicidio, affiancando alle statistiche una riflessione sull’importanza imprescindibile della denuncia immediata, da parte di chi subisce violenza di qualsiasi tipo. La responsabile del centro “Andromeda” Angela Lacitignola ha voluto sottolineare con forza il valore dello sport come arma di prevenzione, come possibilità di sviluppare coraggio, autostima, determinazione, come spazio in cui acquisire gli strumenti per combattere, reagire ed allontanarsi da un possibile carnefice.

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Il Sottosegretario di Stato del Ministero dell’Istruzione sen. Angela D’Onghia, ha invece posto in essere la necessità di partire dalle scuole, dall’educazione, dai bambini a cui va insegnato il vero valore dei sentimenti, il senso di condivisione e aiuto, affinchè sappiano coltivare relazioni sane e comprendere il significato reale dell’amore. A chiudere la serata è stato l’intervento della la dott.ssa Giulia Basile, referente per la Puglia dell’associazione “Toponomastica femminile”, pronta a portare all’attenzione come il nostro sia un mondo fabbricato dagli uomini per gli uomini, cosa che si nota proprio considerando un elemento, apparentemente banale, quale le insegne delle nostre strade e piazze, dedicate per la stragrande maggioranza ad eroi, uomini. Ma di eroine la storia è piena ed allora, secondo la dott.ssa Basile, bisognerebbe partire proprio da una lotta per la parità dei generi, che possa annullare i rapporti di forza e di superiorità per poter poi debellare il terribile fenomeno della violenza sulle donne.

Tutti i presenti hanno avuto l’occasione di riflettere sul tema, portandosi a casa l’importante messaggio che l’amore non uccide e che bisogna trovare dentro di sé la forza ed il coraggio di allontanare dalla propria vita chi manca di rispetto alla nostra persona, anche solo con un’offesa o uno schiaffo. Perché non è amore. Si pensi, del resto, che la parola amore deriva dal latino e si compone di “a” privativo e “mors” e dunque significa letteralmente “senza morte”. L’amore che uccide non è amore.

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In&Out il meglio e il peggio della settimana /2016/12/03/inout-il-meglio-e-il-peggio-della-settimana-41/ /2016/12/03/inout-il-meglio-e-il-peggio-della-settimana-41/#comments Sat, 03 Dec 2016 09:12:04 +0000 /?p=11823 NOCI – Dopo una pausa di riflessione (capita anche a noi) questa settimana ritorna puntualmente la vostra la “amata” rubrica IN & OUT. Fatti e misfatti della settimana (pardon due) “riletti” e serviti alla vostra attenzione.  Venerdì 25 novembre si è celebrata la “Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne”. Abbiamo deciso di dedicare la “nostra e vostra” rubrica all’argomento. Quindi questa settimana usciamo fuori dai comuni canoni del “canovaccio” della nostra e vostra Rubrica. Questa settimana IN è la Donna. Out è l’Uomo.

 

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IN – Tante sono le donne che quotidianamente sono vittime di violenza, violenza gratuita. Violenza che si perpetua spesso tra le mura domestiche e che ahinoi spesso sfocia in tragedia. Basta consultare quanto accade nel mondo ogni giorno, centosedici donne uccise da mariti, fidanzati, compagni o altri familiari. Una ogni tre giorni. Nel 2016 come in un macabro rituale una donna viene uccisa. Negli ultimi dieci anni le donne uccise in Italia sono state 1740, 1251 (il 71,9%) in famiglia, e 846 di queste 846, (il 67,6%) all’interno della coppia; 224(il 26,5%) per mano di un ex. Numeri agghiaccianti che fanno male.

A Noci, finalmente grazie al CAV, Centro Antiviolenza “Andromeda” recentemente inaugurato, si comincia quantomeno ad interessarsi-interrogarsi sulle complesse problematiche legate al “triste” fenomeno. “Cronaca di un delitto annunciato” parafrasando il titolo di un vecchio film, possiamo sintetizzare il fenomeno. Il gesto efferato del “Femminicidio” è preceduto da lunghi anni di angherie subite, spesso tra le mura domestiche, donne che hanno paura a denunciare il proprio carnefice, che il più delle volte è “travestito” dal ruolo di amante, di padre dei tuoi figli, di persona a te cara. E’ importante sottolineare l’ennesimo tentativo di sensibilizzazione sull’argomento (abbastanza scottante) posto in cantiere da Andromeda che il 29 novembre ha organizzato una tavola rotonda dal titolo “Violenza sulle donne e violenza assistita in ambito domestico” un importante appuntamento nel quale si è posto l’accento sull’importanza di fare rete, sulle modalità di presa in carico e sull’interazione tra i servizi.

Quindi Noci sembra finalmente avere intrapreso la strada giusta: sensibilizzare ed essere consapevoli dell’urgenza di rompere il muro omertoso e la consapevolezza di affrontare pubblicamente quanto si subisce, sia essa violenza fisica o quella psicologica, la più subdola. Intanto applaudiamo alla campagna di sensibilizzazione andata in scena a Noci “Vetrina contro la violenza sulle donne”, in cui si invitavano i commerciati nocesi a esporre un pensiero dedicato alle donne e un fiocco rosso, simbologia importante per comunicare “l’essenza” della commemorazione. Noi applaudiamo e ci congratuliamo con gli esercizi commerciali che vi hanno aderito.

 

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OUT – “Ci sono volte in cui mi vergogno di essere un uomo”. Mi vergogno di esserlo specie quando, un uomo sia esso marito, compagno o il fantomatico “EX” di turno si erge ad essere protagonista in negativo e si abbandona volutamente ad esercitare la più becera delle violenze, ovvero maltrattare la Donna. Nell’ambito di una coppia il movente passionale o liti e dissapori sono causa degli omicidi avvenuti. Quasi sempre è stato preceduto da “violenze note” che spesso sono state precedute da denunce alle forze dell’ordine.  L’Uomo spesso e volentieri è “autorizzato” all’esercizio della violenza, poiché “gode” di immunità”, sa è consapevole che ciò è possibile in virtù (è questo è paradossale) della sottile e subdola connivenza che ad arte si crea anche in seno alle istituzioni. L’Uomo è spesso convinto che basta spesso l’avere della “progenie in comune” per essere ahinoi autorizzato nel suo ruolo di “Ex” di turno, ma soprattutto di “Padre”, alla puntuale “intromissione” nella vita e al “controllo” delle frequentazioni della donna. In una società patriarcale come la nostra, l’uomo assurge beceramente al ruolo di “padre-padrone”, la donna quasi sempre “diventa” di sua esclusiva proprietà. Il pregiudizio, fa il resto.

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Femminicidio /2016/09/18/femminicidio/ /2016/09/18/femminicidio/#comments Sun, 18 Sep 2016 05:35:38 +0000 /?p=10338 NOCI – Nelle ultime settimane è salito ancor più alla ribalta il tema del femminicidio. In verità è un dramma di sempre, che va avanti dalla notte dei tempi. L’accentuazione mediatica, i tempi che viviamo e l’accresciuta sensibilità al tema, restituiscono la percezione di un fenomeno esploso nel 2016. Si rincorrono così le statistiche, c’è chi fa notare una maggiore incidenza al Nord e meno al Sud, dove sembrerebbe esserci una più ampia e coesa rete sociale, che protegge la donna, non la lascia sola. Si moltiplicano le considerazioni, si evidenziano i segnali premonitori, come può essere il controllo di Facebook, dei messaggi sul cellulare della propria donna. Si danno consigli, ad esempio evitare il cosiddetto “ultimo appuntamento” richiesto dall’ex fidanzato, perché proprio in quella circostanza avviene una percentuale elevatissima dei femminicidi.

Anche noi abbiamo voluto toccare il tema, con grande attenzione ed umiltà, perché è davvero molto complesso e profondo. Perciò vogliamo evitare giudizi e prese di posizione. Intanto tocchiamo l’argomento perché è giusto sensibilizzarci tutti verso la tematica. Fare delle ricerche su internet, seguire delle trasmissioni e documentarsi come si può è un incitamento che facciamo, perché è sempre utile. Chiunque, anche il vicino di casa, l’amico fidato o il fratello di cui non lo avresti mai detto, si può rendere reo di femminicidio. E proprio in questo senso, cioè nell’alzare il livello di sensibilità e conoscenza, vogliamo dare un nostro piccolo contributo, aggiungendo al tema alcune considerazioni.

L’uccisione di una persona in genere, soprattutto di una più indifesa, spesso avviene come azione punitiva di un qualcosa. Si scarica sull’altro la colpa di essere diverso, inferiore, indipendente, libero. Chi uccide ha sicuramente, in quel momento, un pensiero dittatore, eccessivo, posseduto, che magari nasconde una forte fragilità del suo “io”. Non a caso spesso al femminicidio succede il suicidio, come illusoria soluzione della problematica interiore. Soprattutto chi uccide per gelosia, chi pensa di possedere a vita un’altra persona, solo perché sposata o fidanzata, in realtà sta proiettando sull’oggetto “amato” una sua grande problematica interiore, perché è incapace di riconoscere l’altro e riconoscersi in esso.

Ammettere, rispettare e non violare il fatto che la donna ha una dignità, dei valori, delle emozioni, dei pregi e dei difetti propri ed inviolabili, come lo è per l’uomo, per queste menti deboli e possedute è difficile. L’uomo geloso è offuscato, è possessivo, di conseguenza ossessivo, paranoico ed infantile. In queste situazioni è alto il rischio di vivere un amore malato, dove si proietta sulla partner una propria problematica interiore, cioè l’incapacità di amare, rispettare e riconoscere l’altro. Di qui il tema si farebbe ancora più profondo, ma è sufficiente a dire, alle donne soprattutto, di essere vigili, di imparare a riconoscere gli eccessi di gelosia e le ossessioni nel proprio compagno. Solo così si può iniziare ad evitare il peggio.

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