LEGGI NOCI » culto Sun, 11 Feb 2018 06:50:12 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.3.15 /wp-content/uploads/2015/11/cropped-logo-ico-quilia-32x32.png » culto 32 32 San Rocco, dal 1875 il culto “du Sant Frances” /2016/09/04/san-rocco-dal-1875-il-culto-du-sant-frances/ /2016/09/04/san-rocco-dal-1875-il-culto-du-sant-frances/#comments Sun, 04 Sep 2016 05:59:28 +0000 /?p=10079 NOCI – Ogni anno puntualmente la prima domenica di settembre, Noci rinnova, l’appuntamento speciale con il suo compatrono. San Rocco da Montpellier, “u sant frances” è per i nocesi un’icona fondamentale per la fede, per la religiosità, è il santo a cui i nocesi già dall’inizio dell’Ottocento si sono rivolti pur di guarire dalla peste che in quegli anni ammorbava il sud Italia.

“Nemo propheta in patria”, il vecchio adagio si sposa alla perfezione con il santo pellegrino che in Francia, la sua patria natia, è ritenuto un santo di serie B, mentre in Italia dal nord al sud, tutti lo invocano, cercano una grazia, chiedono miracoli, tutti pregano ed amano San Rocco.

Nel 1875, un decreto pontificio, stabilisce ed eleva San Rocco al ruolo di compatrono di Noci, era il 2 settembre, cento anni dopo la benedizione della statua e dei primi solenni festeggiamenti.

La vicenda religioso-culturale nocese nei riguardi di San Rocco si è articolata nel tempo in tre fasi specifiche. La pubblica venerazione è fatta risalire all’ultimo quarto del secolo XV, la cui prova da fonti storiche si trova nella collocazione dell’immagine del santo nel polittico lapideo, presente e tuttora visibile dietro l’altare maggiore della Chiesa Madre. Il consolidamento del culto avviene con la fondazione del primo beneficio, intitolato al santo per la costruzione di una cappella nella navata destra della medesima chiesa. La terza fase è la consacrazione patronale attraverso significative tappe, quali nel 1773 la fondazione di una confraternita intitolata a suo nome (munita di assenso regio nel 1778) e la realizzazione di una statua processionale realizzata nel 1775, molto probabilmente dallo scultore andriese Riccardo Brudaglio, piuttosto che di un certo Attolini.

Nel 1804, all’interno della Chiesa Madre viene eretto un nuovo altare di marmo (l’attuale), prima della elevazione grazie al decreto pontificio al ruolo di compatrono, alla dignità di “Compatronus Praecipuus oppidi Noci” con gli onori liturgici del rito doppio di prima classe con ottava e festa stabilita nella prima domenica di settembre.

Da allora, ogni anno, puntualmente i nocesi si inchinano e tributano onori al suo “Sant frances”, regalandogli, prima della processione della domenica mattina grazie all’antico rito che ogni sindaco di Noci compie, le chiavi della città.

Santino 2016
Santino 2016
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Culto e origini della festa della Madonna della Croce /2016/05/03/culto-e-origini-della-festa-della-madonna-della-croce/ /2016/05/03/culto-e-origini-della-festa-della-madonna-della-croce/#comments Tue, 03 May 2016 09:30:36 +0000 /?p=7697 NOCI – Sono trascorsi ben 533 anni e Noci anche quest’anno rinnova la tradizione che la lega indissolubilmente alla sua compatrona: S. Maria Della Croce, infatti il culto è fatto risalire al 1483, iniziato dai coniugi Pasquale Giannotta e Cecca de Nigris, “questi erano proprietari di terre , in una loro proprietà doveva esserci o una piccola edicola o una cappella rurale con l’affresco di una Madonna, di autore ignoto”. Questo si riporta da documenti storici.

Nel 1959, durante l’opera di restauro, esattamente l’11 settembre, dopo quattro mesi di lavoro il pittore Turchiano di Bitetto fece un incredibile scoperta nella rimozione dei tanti spilli e chiodini, dall’immagine della Madonna, comincia a distaccarsi lo strato superficiale di calcina pitturata e a riaffiorare il sottostante intonaco affrescato. All’improvviso viene riportata alla luce l’immagine affrescata originariamente, quella che oggi i fedeli venerano.

“A fest du tre de mesce”, la festa del 3 maggio, è legata alla “nocesità”, tradizioni e riti che si tramandano di generazione in generazione, arrivati fino ai giorni nostri. La festa con il mutare dei tempi ha cambiato il suo modus-operandi, ma nei nocesi soprattutto i più anziani ancora oggi è particolarmente sentita e vissuta.

Una festa antica, che si snoda per l’intero mese di maggio, il mese per eccellenza dedicato dalla Chiesa cattolica al culto della Madonna. Anticamente l’effigie della Madonna veniva traslata dal Santuario a lei stessa intitolato, il primo di maggio, da qualche anno questo rito, sia pure con connotazioni di ridotta partecipazione popolare si svolge il 30 di aprile. Il quadro della Madonna, anticamente veniva portato a spalla ma ora lo si porta con un motocarro che procede a passo d’uomo, seguito dalla  banda,la processione si sfila lungo il percorso di circa un chilometro e raggiunge la Chiesa Madre dove viene posto sul baldacchino dorato e li vi sosterrà per l’intero mese di Maggio. Ma il giorno clou  dei solenni festeggiamenti era, è e resterà il 3 maggio, che si svolgono sia in paese che presso il Santuario. Fino alla seconda metà degli anni ottanta nel boschetto adiacente la grotta dove la tradizione (ma sarebbe più logico dire la leggenda) indica come luogo deputato al ritrovamento da parte di ignoti dell’affresco raffigurante l’immagine di Maria con il Bambino Gesù, in trono, “miracolosamente” poi staccato e collocato nell’attuale santuario, si  svolgeva un rito legato alla tradizione.

mdc-rito-passaRito magico e profano legato ad antiche leggende e superstizioni, singolare terapia propiziatrice per guarire dall’ernia infantile. Infatti i bambini in fasce venivano fatti “passare” per tre volte attraverso lo spacco di vimine degli alberi esistenti nel boschetto, oggi, purtroppo, letteralmente scomparso. Un rituale che veniva eseguito e tramandato minuziosamente. Il bimbo veniva fatto passare una prima volta con la testa, poi con i piedi e poi con la testa ancora. Il rituante, era di solito  il compare di battesimo o un estraneo, terminata l’operazione, provvedeva al legamento del vimine con spago e rafia, dopo avere fatto combaciare i margini dello spacco. L’anno seguente si ritornava e si controllava, se il vimine fosse seccato, la sorte del bimbo era segnata, se invece il vimine si fosse mantenuto verde, vegeto e rigoglioso, il bambino sarebbe guarito. Da sottolineare che questo rito era praticato in Puglia soltanto a Noci, infatti arrivavano fedeli da ogni parte della regione, meta ambita il boschetto, tutti raggiungevano il sito, desiderosi in cuor loro, che dopo il rito superstizioso, il proprio  figliolo sarebbe guarito dal “guaio della Madonna”, come veniva chiamata l’ernia infantile a Noci.

In tempi passati si era soliti devoti e non, fare dono di un oggetto prezioso per manifestare la devozione per l’avvenuta guarigione o per le grazie ricevute. Questi doni sono chiamati ex voti. canonico nocese Gianfranco Cassano, autore di un libro sulla storia di Noci (nel 1720) riporta il dono fatto a Santa Maria della Croce da parte di Giulio Antonio Acquaviva, primogenito del conte di Conversano Adriano e secondo duca di Noci, che risanato da una malattia per intercessione della Madonna, questi avrebbe donato al santuario nel 1601 un paliotto di seta ricamato in oro. Negli anni tanti sono stati gli ex voto donati alla madonna della Croce, oggi l’usanza è venuta meno. L’ultimo inventario generale di tutti i donativi è fatto risalire al 1881.

(A sinistra l’immagine dell’affresco prima del 1959. A destra quello riportato alla luce nei lavori di restauro nel 1959)

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