LEGGI NOCI » abazia Sun, 16 Jul 2017 08:50:01 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.3.11 /wp-content/uploads/2015/11/cropped-logo-ico-quilia-32x32.png » abazia 32 32 Pege Abate dell’abazia della Madonna della Scala: “Noci ora sarà la mia nuova famiglia” /2017/03/27/pege-abate-dellabazia-della-madonna-della-scala-noci-ora-sara-la-mia-nuova-famiglia/ /2017/03/27/pege-abate-dellabazia-della-madonna-della-scala-noci-ora-sara-la-mia-nuova-famiglia/#comments Mon, 27 Mar 2017 08:33:06 +0000 /?p=13819 NOCI – Ha avuto luogo nella calda mattinata dello scorso 25 marzo la benedizione abbaziale di padre Giustino Pege osb, ordinato nuovo Abate dell’abazia della Madonna della Scala, divenendo ufficialmente la nuova guida della comunità benedettina nocese.

La cerimonia è stata arricchita da una santa messa, celebrata all’interno del plesso monastico, presieduta dal vescovo della diocesi Conversano-Monopoli Mons. Giuseppe Favale, alla presenza dei parroci delle parrocchie nocesi, del neo vescovo di Tricarico Mons. Giovanni Intini, di numerosi padri Abati convenuti da diverse comunità monastiche italiane, dei familiari del neo Abate, delle autorità civili e militari e dell’intera comunità nocese, e dell’Arciabate, nonché predecessore di Pege alla guida del monastero benedettino nocese Donato Ogliari.

Il rito di benedizione ha seguito tutte le fasi previste dall’antica tradizione monastica, culminando con la consegna dell’anello, simbolo di fedeltà nei confronti del Signore, della Chiesa e della vita monastica che si accinge ad accogliere padre Giustino come nuovo custode spirituale, proprio come affermato da Mons. Favale: «Inizia ora il tuo delicato compito di custode della comunione fraterna di questa comunità. Questa abazia è un cuore che pulsa, è un luogo dove si sperimenta la fraternità e ci si sente a casa. Vieni qui con la ricchezza della tua umanità e con il bagaglio di una vita monastica matura e gioiosa».

Nel corso della celebrazione, è intervenuto il sindaco Domenico Nisi, che con grande gioia, affetto, stima e fraternità ha voluto accogliere a nome di tutta la comunità nocese padre Giustino Pege come nuova guida della nostra preziosa abazia benedettina.

Inoltre, prima di concludere la santa messa ed accedere al ricco buffet allestito all’interno del chiostro adiacente la chiesa, con grande umiltà ed emozione padre Giustino Pege ha voluto ringraziare il Signore che lo ha sostenuto nel suo percorso monastico, tutti i presenti accorsi per condividere con lui questo momento di festa, gli amici che hanno fatto molta strada per essere presenti in questo giorno così importante, e soprattutto la sua famiglia, dalla quale ha imparato il vero significato del volersi bene, dell’accoglienza e del perdono.

Infine, in vista del lungo percorso che d’ora in poi lo attende in questa nuova comunità, ha affermato: «Noci ora sarà la mia casa, la mia nuova famiglia, il luogo degli affetti, della condivisione fraterna e del servizio incondizionato ai fratelli benedettini che Dio mi ha affidato. Questa celebrazione non la sento solo mia, ma piuttosto come la festa del monastero. La vera protagonista di oggi è la comunità monastica di Noci.  Non so se riuscirò ad essere un buon Abate, se riuscirò a rispondere alle aspettative e alle necessità di questa mia nuova famiglia ma vi assicuro che lo desidero fortemente».

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L’alluvione distrugge, i benedettini recuperano, il Mibact ringrazia /2017/03/09/lalluvione-distrugge-i-benedettini-recuperano-il-mibact-ringrazia/ /2017/03/09/lalluvione-distrugge-i-benedettini-recuperano-il-mibact-ringrazia/#comments Thu, 09 Mar 2017 17:01:26 +0000 /?p=13529 NOCI – Nei giorni scorsi il direttore generale delle biblioteche e istituti culturali presso il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Rossana Rummo, ha inviato una lettera al monastero della Madonna della Scala di Noci ringraziando i monaci benedettini per il grande lavoro di restauro svolto su alcune opere colpite dall’alluvione del 1966 a Firenze.

Il 4 novembre è una data che i fiorentini non potranno mai dimenticare. L’ondata di maltempo che colpì l’Italia settentrionale non risparmiò la Toscana. La notte tra il 3 e il 4 novembre 1966 l’Arno straripa invadendo la città di Dante. 35 i morti, centinaia i feriti, nascono Gli Angeli del Fango, prima forma di volontariato non istituzionale. L’esondazione non risparmiò neanche le opere d’arte di cui la città può fregiarsi il vanto di esserne strapiena. “Notte da incubo” intitolarono i giornali dell’epoca, molte delle opere soprattutto pergamene e libri (per non contare i quadri) furono in un primo momento definite “irrecuperabili”.

Oggi, a distanza di 50anni da quella notte, molte di quelle opere sfregiate dall’alluvione sono state recuperate. Ai monaci benedettini della Madonna della Scala sono stati affidati alcuni volumi del XVII e XVIII secolo provenienti dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. Al laboratorio di restauro dell’abazia nocese l’arduo e delicatissimo compito di restaurarli. “Oggi – scrive la Rummo – grazie alla preparazione, alla perizia e alla capacità tecnica dei restauratori presenti nel Laboratorio, sono ora nuovamente a disposizione degli utenti”. Un buon biglietto di benvenuto per il prossimo padre abate Giustino Pege che si insedierà il 25 marzo prossimo.

Non da meno è la soddisfazione del senatore di Direzione Italia componente della VII Commissione cultura al Senato Piero Liuzzi. «Sono entusiasta del lavoro di sensibilizzazione svolto – scrive Liuzzi in una nota alla stampa – Innanzitutto, sono convinto che l’opera di informazione e di formazione da me svolta presso il MIBACT in merito al riconoscimento ottenuto, trova giustificazione nella doverosa percezione del monumentale lavoro dei monaci restauratori di Noci che altrimenti sarebbe stata consegnata all’oblio. È nella natura del monachesimo la sobrietà, ma contribuire a diffondere la grandezza dell’operato dei benedettini della Scala a favore della cultura mondiale conseguente al difficile recupero dei volumi alluvionati di Firenze significa anche, e soprattutto, contribuire a diffondere nella società contemporanea valori, emblemi ed esempi virtuosi. Spero che le giovani generazioni di Noci guardino con interesse ed emulazione a quei valori facendoli propri. L’attestazione giunge in concomitanza dell’insediamento del nuovo Superiore dell’abbazia. Un segno di benevolenza da parte del sottosegretario Antimo Cesaro che ringrazio per la sensibilità mostrata. Penso che rappresenti il viatico per l’abate Pege a percorrere strade – di certo solide, adeguate ai tempi ed anche nuove – che riaffermino la luminosa storia del cenobio nocese per la crescita spirituale e materiale delle comunità nocese e pugliese».

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La vita di don Emmanuele Caronti in foto /2016/11/30/la-vita-di-don-emmanuele-caronti-in-foto/ /2016/11/30/la-vita-di-don-emmanuele-caronti-in-foto/#comments Wed, 30 Nov 2016 06:47:44 +0000 /?p=11751 NOCI – È stata inaugurata domenica sera e sarà visitabile sino all’8 dicembre prossimo la mostra fotografica su don Emmanuele Caronti, fondatore dell’abazia della Madonna della Scala di Noci.

103 tavole disposte su pannelli allestiti fronte/retro per 12 facciate ripercorrono la vita di don Caronti sino alla sua morte avvenuta il 22 luglio 1966. La mostra si instaura all’interno delle celebrazioni che la comunità monastica benedettina nocese ha voluto dedicare alla figura dell’abate nel 50esimo della morte dapprima con un appuntamento del ciclo di conversazioni storiche del “Settembre in Santa Chiara”, ora appunto, con la mostra fotografica.

Don Emmanuele Caronti
Don Emmanuele Caronti

A curare la mostra è padre Gennaro Antonio Galluccio osb che ricorda così la figura di abate Caronti: «ha avuto un itinerario monastico molto intenso come monaco, una bella mente, abate di Parma, precedentemente esperienza militare con grado prima di tenente e poi di capitano come cappellano militare dei Bersaglieri durante la Prima Guerra Mondiale che gli è valsa la medaglia d’argento a valor militare. Una figura eminente sia dal punto di vista liturgico, sia pastorale, sia monastico, fondatore delle monache benedettine di San Vito di Normanni e Villa Specchia (Ostuni), visitatore apostolico di molti istituti religiosi. Amico di papi soprattutto di Paolo VI e PIO X». È possibile infatti ammirare sui pannelli lo scambio epistolare tra i papi e don Emmanuele Caronti nonché il telegramma di cordoglio che nel 1966 l’allora presidente del consiglio Aldo Moro inviò all’abazia della Madonna della Scala rammaricandosi per la sua scomparsa.

Oltre a padre Galluccio la mostra si avvale delle foto curate da Leo Piccirilli e dell’allestimento di Tonino Colucci della ProLoco nonché dall’associazione culturale Terra Nucum e del centro culturale “G. Albanese”. «Non possiamo far altro che ringraziare la comunità monastica con la quale il territorio nocese ha un legame indissolubile – dichiara il sindaco Domenico Nisie siamo felici di aver patrocinato quest’iniziativa peraltro già annunciata durante il ciclo di conversazioni storiche del “Settembre in Santa Chiara”».

La mostra è visitabile gratuitamente tutti i giorni dalle 18.30 alle 21 sino a giovedì 8 dicembre.

Di seguito alcune tavole che è possibile ammirare alla mostra:

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Papa Francesco a Noci, scherzi del solleone o realtà? /2016/08/02/papa-francesco-a-noci-scherzi-del-solleone-o-realta/ /2016/08/02/papa-francesco-a-noci-scherzi-del-solleone-o-realta/#comments Tue, 02 Aug 2016 14:39:13 +0000 /?p=9523 NOCI – Un martedì qualunque a Noci c’è il solito rito del mercato settimanale, il caldo è africano nonostante mitigato dal vento di maestrale. All’improvviso una notizia squarcia la quiete della piazza sino allora ancora assonnata. Papa Francesco sarà a Noci, passerà qualche giorno di riposo presso il monastero benedettino dell’abazia della Madonna della Scala.

In un battibaleno la notizia si diffonde e parafrasando il buon Faber “come dall’arco una freccia scocca corre veloce di bocca in bocca” e a Noci la gente non parla d’altro. Immediatamente i cronisti come avvoltoi affamati si “lanciano” in picchiata sulla “succulenta preda”. Lo scoop va realizzato, la notizia va verificata. Si consultano i canali informativi, ma gli organi ufficiali (chiese, monasteri e quant’altro) hanno le bocche cucite o smentiscono nella migliore delle ipotesi. Vige il silenzio.

Che il sommo Pontefice sia solito andare per monasteri è cosa risaputa. Il Papa “venuto dalla fine del mondo” a Castel Gandolfo non ci vuol proprio andare, per il suo relax preferisce la “quiete” di un monastero. “Ora et labora” è la massima dell’ordine benedettino. Per ritemprare la carne e lo spirito Francesco avrebbe scelto “l’aria buona” nocese?

Chissà…  a noi farebbe piacere pensare all’ uomo vestito di bianco che solingo per i boschi circostanti solo se ne va. In attesa di ulteriori sviluppi…fiduciosi attendiamo notizie in merito. Non possiamo mica scomodare il Padreeterno… forse si lui di certo sul programma di appuntamenti futuri del suo Vicario in terra sarà informato.

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