“La scelta”, per non dimenticare la guerra nell’ex Jugoslavia

NOCI – Un messaggio per riflettere e non dimenticare. Un messaggio di coraggio e di solidarietà gli uni verso gli altri, tutto questo è stato lo spettacolo teatrale “La scelta” svoltosi sabato sera presso Masseria Torre Abbondanza sulla direttrice per Massafra. Circa 250 spettatori hanno assistito alla performance di Marco Cortesi e Mara Moschini, i due attori protagonisti di tre storie tratte da uno studio antropologico più complesso che ha scandagliato una delle guerre più cruente dopo il secondo conflitto mondiale ma quasi scivolato nel dimenticatoio.

Una guerra che viene citata per ben tre volte nel terzo libro più venduto al mondo (dopo Bibbia e Corano), e quasi mai studiata a scuola. La guerra di Bosnia ed Erzegovina ha almeno tre menzioni nel Guinners World Record: più alto numero di vittime civili durante un conflitto, più alto numero di vittime italiane anche dopo il conflitto, la guerra temporalmente più lunga. Non proprio dei records di cui andare fieri. In apertura di serata è Giulia Basile a ricordare il valore del volontariato ed in primis quello del donatore di sangue. «Cosa faccio per gli altri? Faccio una scelta di senso – dice Basile – e quando la scelta è quella di un donatore che pensa di salvare una vita quella è doppiamente eroica».

Giulia Basile
Giulia Basile

Quindi lo spettacolo scandito da scene tratte da storie vere intervallate dall’interazione col pubblico. I due attori infatti non si limitano solo a recitare vestendo la parte dei propri ruoli, ma spiegano al pubblico ragioni del conflitto e conseguenze, snocciolando date (inizio e fine della guerra, la strage di Srebrenica), svelando verità pubbliche (la condanna del Tribunale dell’Aja per crimini di guerra). E così entriamo nella terra di conflitto che ha interessato i paesi della ex Jugoslavia tra il 1992 e il 1995. Siamo a Sarajevo dove un pacifista italiano, Gabriele Moreno Locatelli (interpretato da Marco Cortesi), è in compagnia di altre quattro persone, tra cui un prete, per una manifestazione di pace in onore di Suada Dilberović uccisa nell’aprile 1992 durante le prime manifestazioni per la pace sul ponte Vrbanja, che divide la città. Quell’azione di pace sarà il suo ultimo gesto di vita.

La seconda storia invece narra la strage di Srebrenica. Nella versione non censurata la brava Mara Moschini interpreta tutte le paure di una mamma con figli di orientamento islamico. L’11 luglio 1995 le truppe serbo-bosniache guidate dal generale Ratko Mladić entrano in città e attentano alla vita di molti civili, tra cui uomini e bambini. Per sfuggire all’eccidio la mamma traveste il figlio maschio in una bambina facendogli indossare una gonna sfilata ad una donna cadavere. Per molto tempo i fatti di Srebrenica sono stati occultati, non vi è ancora un numero ufficiale di vittime anche se si pensa ad un numero maggiore di 10mila. Per la strage di Srebrenica Ratko Mladić nel 2001 è stato condannato dal tribunale dell’Aja per crimini di guerra tra cui i reati di persecuzione, deportazione e genocidio. Il 25 marzo 2016, un altro alto ufficiale delle truppe bosniache Radovan Karadzic viene condannato a 40 anni di reclusione per crimini di guerra. Altri autori di quel massacro sono tutt’oggi latitanti. La terza storia narra infine di una famiglia di otto persone che tramite passaporti falsi tentano di fuggire dalla guerra. Si reinventeranno una vita. Un mix di teatro nella sua accezione classica e storia vera per uno spettacolo che gira anche nelle scuole di tutta Italia.

Rea di questo piccolo miracolo della rappresentazione a Noci è l’associazione Intercultura Onlus, da anni impegnata in scambi culturali e di abbattimento di barriere. Nata in America come associazione di volontariato per soccorrere i feriti durante i conflitti oggi l’associazione internazionale verte più sul dialogo e lo scambio reciproco. «L’anno scorso sono partiti 2020 ragazzi dal nostro Paese – ci dice la delegata della sezione di Putignano Irene Belfioreverso più di 60 paesi in tutto il mondo, un’esperienza che li porterà a crescere senza barriere. Riallacciandoci invece alla rappresentazione teatrale, l’anno scorso abbiamo ospitato due ragazze nate subito dopo il conflitto, una musulmana ed una cattolica, che si sono abbracciate ed hanno iniziato a chiacchierare come se fossero vecchie amiche. Penso che queste ragazze difficilmente penseranno all’odio che ha portato al conflitto il loro paese».

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