L’omosessuale che ci appartiene

NOCI – Quante volte hai dato del “frocio” o “finocchio” a qualcuno? Capita tra i maschi, è una questione genitale. Sarebbe il caso di approfondire il tema omofobia, ma è un terreno scivoloso e la cultura, persino il linguaggio dominante, è troppo arretrato su questo piano per farlo compiutamente. La questione “froci”, per certi aspetti, è molto più rustica. Temo che tra maschi si dà del “frocio” ad un altro maschio quando si vuole mettere in campo una svalutazione. In fondo cosa voleva dire Sarri a Mancini chiamandolo “frocio”? Forse voleva solo svalutarlo, sminuire un avversario, che in quel momento “ce lo aveva più grosso”, perché lo stava battendo. Per sua definizione “L’omofobia è la paura e l’avversione irrazionale nei confronti dell’omosessualità e di persone omosessuali, bisessuali e transessuali basata sul pregiudizio.” Qui l’argomento si fa profondo, dovremmo parlare dei diritti, della sensibilità, delle sofferenze di persone che hanno atteggiamenti sessuali diversi da quelli ritenuti “normali”. Sotto questo profilo chiunque ha una visibilità sociale è chiamato a contribuire al superamento dei pregiudizi, mostrare rispetto a tutti ed evitare discriminazioni. Ognuno di noi ha l’onere di contribuire all’evoluzione sociale, o quanto meno di evitare balzi indietro. Soprattutto chi ha visibilità sociale.

Il fatto è che un po’ di omofobia è in tutti noi. Chi non ha mai indirizzato almeno una volta un “ricchiù” ad un altro maschio? È solo la mia personale opinione, ma intravedo un retaggio millenario del maschio cacciatore-dominante e della femmina preda-dominata. Il maschio ha avuto, e crede ancora di avere, tanta approvazione sociale quanto più mostra le sue penne colorate. E per penne colorate si va dalla giacca alla cravatta/foulard/papillon più bello, dalla casa alla macchina più grande, dal telefonico al televisore a muro più costoso, e così via. Tutte proiezioni della grandezza aspirazionale del pene, simbolo di mascolinità e dominio. Questo aspetto è sedimentato nel tempo. Sin dal tempo dell’impero romano siamo connotati da forte maschilismo, la cui virtù è sempre stata intesa come qualità attiva per eccellenza, da quella si definisce l’uomo. Di cosa stiamo parlando? Semplicemente dall’assumere la posizione di comando, sessualmente penetrativa. Purtroppo noi maschietti siamo così ingenui da illuderci di dominare il mondo con lo strumento spermaticos. Ignoriamo che le donne raggiungono il benessere, l’orgasmo psichico e fisico, attraverso una intensa attività immateriale, attraverso parole, idee, fantasie e attenzioni che nulla hanno a che fare con la abnormità della materia. Guardiamo alla politica; lasci fare ai maschi e pensano al rilancio economico attraverso il cemento. Erigono strutture (similfalliche) in cemento armato. Il ricavato è speso in beni materiali, come simboli di supremazia. Invece metti una donna in politica e tende ad interessarsi dell’altro, del sociale, dei bambini, degli indigenti, di quella parte femminile che è in tutti noi, ma che tanto spaventa il maschio, al punto di divorare la donna. Anche in politica, il maschio che castra una donna sotto sotto sta castrando sé stesso.

L’omosessuale in un certo senso è dappertutto. Se vai alla ricerca del bello, tra le canzoni, i goal, i progetti architettonici, le idee politiche, le gesta atletiche, le grandi conquiste, troverai sempre un protagonista omosessuale. Se vai ad indagare nella tua etnia, nel tuo paese, forse tra i tuoi parenti, troverai sempre un omosessuale. Se vai ad indagare dentro di te, maschietto muscoloso, troverai la capacità di amare e di odiare, di costruire e di distruggere, di cacciare una selvaggina e di cucinartela, di mettere al mondo un bimbo e di prendertene cura, di conoscere la tua personalità e la tua anima, di toccare i tuoi tratti maschili e quelli femminili. Ma i tratti femminili sono rimossi e l’ignoranza di noi maschi, che spesso ci identifichiamo con la proiezione del nostro pene, ci spaventa così tanto da portarci a disprezzare la nostra stessa parte femminile, che bada bene, potrebbe essere addirittura omosessualità rimossa. Il termine “frocio”, secondo me, si presta ad esprimere il disprezzo verso quella parte. Sarebbe più onesto se ce lo dicessimo da soli, perché la parte femminile, come il disprezzo, come il “frocio”, in definitiva ci appartiene.

2 Responses to "L’omosessuale che ci appartiene"

  1. Mimma Magurno  14 febbraio 2016

    Chi conosce un pò la cultura classica sa che presso i greci e poi presso i romani l’omosessualità era una condizione normale. I nostri illustri avi erano tutti dei pervertiti? Sappiamo anche che la cultura cattolica ha bollato l’omosessualità come un peccato grave contro natura! Di che ci meravigliamo? Hanno dovuto inventarsi la verginità di Maria perché non sopportavano che la madre di Gesù avesse avuto rapporti sessuali! Fare l’amore è disdicevole, è tollerabile solo al fine della procreazione! Io invece trovo intollerabile che ,ancora oggi, non si sia capito che l’omosessualità è una condizione naturale a cui non ci si può sottrarre! Ed è inconcepibile che si offendano e si mettano alla gogna persone che sono così per nascita, non per scelta! Che non si capisca che adolescenti ,nell’età più critica del loro sviluppo, vengano oltraggiati con grave danno per la loro vita futura! Di cui tutti siamo responsabili! Quale danno procurano alla società persone che ,avendo inclinazioni omosessuali, si comportano civilmente, operano per il bene comune, non rubano, non speculano, quando sono altri che rubano e commettono atti riprovevoli?A chi mancano di “rispetto” se pretendono anche loro i diritti civili che solo una società arretrata può negargli? E allora siamo tutti froci, ignorantoni atterriti dal diverso, da ciò che ci è estraneo, perché è troppo faticoso approfondire ,capire ,comprendere

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